The Italian Remake

A volte ritornano, verrebbe da dire. L’ossessione per il remake sembra aver contagiato la nostra cinematografia di più largo consumo: è un prodotto che incontra solitamente un buon successo di pubblico, sfruttando il ricordo e l’appeal che la versione originale ha ancora sul pubblico. In Italia il mercato home-video e la tv hanno innalzato alcune pellicole allo stato di cult, allargando la loro schiera di fan a nuove generazioni. Lo spettatore più giovane cerca in questi film echi di un passato di cui non ha fatto parte, e a cui ora viene data possibilità di accedere. Si aggiungono poi i cinefili kitsch alla ricerca dell’insolito da celebrare, o il pubblico nostalgico che vuole un tuffo nel passato. Il remake è il segno tangibile della pochezza di idee comiche sviluppate dal nostro cinema, la sua incapacità di rinnovare la commedia in temi e forme nuove.
Questo gusto per il revival cinematografico altro non è che lo sfruttamento di vecchi schemi comici ora entrati nell’immaginario collettivo al di là dei loro meriti. I Vanzina, che più di altri registi italiani hanno perseguito un presunto (dichiarato, quanto meno) rinnovamento della commedia, sono l’esempio più calzante dei limiti del remake italiano. Il ritorno del monnezza e Eccezionale veramente….capitolo secondo, me hanno affrontato due cult cinematografici senza far avvertire sensibilmente la presenza del tempo trascorso, non arricchendo la rappresentazione e il comico di nuove sfumature, sfruttando passivamente il repertorio e l’originale come infima materia prima da plasmare a piacimento, ormai parte indissolubile dell’immaginario popolare. Così mentre Claudio Amendola si atteggia goffamente da nuovo Giraldi e Abatantuono mostra il suo istrionismo senza freni, Oronzo Canà lascia il vigneto per tornare in panchina (sic!). Sono casi in cui l’ispirazione lascia spazio al desiderio di serializzare e sfruttare parte dell’immaginario cinematografico più popolare, riproponendo una comicità che fuori dal proprio contesto storico e con interpreti diversi diventa patetica e stucchevole. In un altro capitolo vanziniano, Febbre da cavallo 2 - La mandrakata, il tentativo di rinnovamento è stato apprezzabile: la Roma de "Er Pomata” e “Mandrake” non c’è più, e non resta altro che esprimere il rammarico per aver perduto per sempre quella dimensione popolare, in un amarcord dove il comico lascia spazio alla commozione. Ed ecco giungere nelle sale dal 27 marzo I mostri oggi di Enrico Oldoini, evidente omaggio al film di Mario Monicelli, pietra miliare della nostra commedia. Un’occasione ghiotta per rinnovare lo studio caustico dei vizi e dei difetti del popolo italiano, nelle miserie e storture dell’oggi. Purtroppo l’aggiornamento di quell’ispirazione è fallito senza appello: più dei caratteri sociali il film tende a rappresentare luoghi comuni e banalità, lontano anni luce da qualsiasi riferimento concreto alla realtà contemporanea.
La presenza di nuovi livelli semantici, linguistici, sociali, interviene nel lavoro di aggiornamento e permette di far viaggiare nel tempo un materiale di finzione che di per sé è labile e inconsistente, tanto è fissato nell’immaginario attraverso il lavoro di codifica dello spettatore. Tra un film e l’altro passano a volte decenni: non solo cambiano i fruitori ai quali il film era indirizzato, ma mutano l’aspetto urbanistico delle città, il linguaggio, la percezione stessa del comico. Ecco che un aggiornamento di questi caratteri è essenziale per la riuscita di un buon remake, assai più dell’aderenza al riferimento. Come scrive giustamente Pietro Piemontese nel libro Remake, il cinema e la via dell’Eterno Ritorno, lo spettatore sa cosa va a vedere, vuole che quel ricordo venga riacceso, rianimato, “gli resta quell’oscuro desiderio di vedere e rivedere le stesse immagini. E così i film diventano tutti parenti tra di loro […] Per questo si fanno i remake: il pubblico reagisce positivamente e il fascino del già visto è di moda e rende”. E mentre il pubblico accorre in sala, la critica si mostra quasi sempre feroce, orientata com’è verso il prototipo e non il seriale, che statutariamente rende più sottile l’istanza artistica. Lo spettatore d’annata, allettato dai ricordi, si aspetta di rivivere con entusiasmo le vecchie avventure, ritrovando un’attualità perduta attraverso accorgimenti tecnici e culturali; resterà deluso, ma questo non importa. I giovani ritroveranno nel film elementi costruiti per il loro gusto, e chiederanno un ulteriore remake del remake. Si fallisce quasi sempre il vero obiettivo: mediare il gusto del pubblico tra il piacere della prima volta e l’affezione per il ricordo.

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