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The Lady

Pubblicato il 23 marzo 2012 da Antonio Valerio Spera
VOTO:


The Lady

Tocca al cuore The Lady di Luc Besson. La storia vera di Aung San Suu Kyi, leader del Partito Nazionale per la Democrazia birmano, costretta per quindici anni all’isolamento e agli arresti domiciliari dalla dittatura militare del suo paese, è portata sullo schermo con la dovuta empatia e il giusto carico di emozioni dal regista francese. Nonostante una sceneggiatura che eccede nel didascalico e che perde di profondità nella costruzione dei dialoghi, Besson riesce a costruire con maestria un’opera appassionante e commovente che sa spettacolarizzare sapientemente i tragici eventi che hanno segnato la vita del premio Nobel per la pace 1991. Mettendo in secondo piano la dimensione politico-sociale della storia, l’autrice Rebecca Frayn e il regista Besson strutturano il film principalmente sulla storia d’amore tra Suu Kyi e il professore britannico Michael Aris e sulle vicende sentimentali e familiari. La storia recente della Birmania fa dunque da sfondo al ritratto di una donna straordinariamente forte, decisa, carismatica, sorretta dall’amore irrefrenabile ed infrangibile del marito e dei figli. Nel delineare questo complesso rapporto familiare The Lady scuote costantemente le corde delle emozioni, portando sulla schermo una storia d’amore universale, in cui i protagonisti si donano all’altro con piena comprensione. Strepitosi, a riguardo, i due attori: David Thewlis con naturalezza e verosimiglianza incarna alla perfezione la dolcezza del marito, personaggio ricco di impercettibili sfumature e di continui cambi di tono; Michelle Yeoh, invece, è impressionante nell’immedesimazione di Aung San Suu Kyi, conferendo alla figura cinematografica tutta l’umanità di quella reale e rendendo al meglio la sua convinzione per i propri ideali, il dolore interiore per il suo popolo, i sensi di colpa nei confronti della propria famiglia, la forza con cui riesce ad affrontare la vita. L’interpretazione della Yeoh riesce addirittura a nascondere la povertà di alcuni dialoghi, lavorando in maniera impeccabile sul volto, sugli sguardi, sui momenti di silenzio. La somiglianza fisica con la vera Suu Kyi è notevole, aumentata anche da un lavoro minuzioso dell’attrice malese sulle movenze della leader pacifista e sul suo modo di parlare (la Yeoh ha anche imparato il birmano per il film). Basta vedere la scena che riproduce il primo discorso pubblico di Suu Kyi per rendersi conto del valore della sua interpretazione. Una scena impreziosita anche dall’inconfondibile tocco di Besson che, nonostante cambi registro da un film all’altro, rimane il solito eccellente architetto dello spettacolo cinematografico: sapiente uso delle musiche, perfetto equilibrio tra azione e introspezione emotiva, ritmo sempre alto, la giusta dose di epica, costruzione narrativa veloce ed appassionante.
Grazie all’efficace direzione di Besson, i difetti di scrittura del film passano direttamente in secondo piano. The Lady coinvolge, prende, commuove. Ed impressiona anche, perché dal grande spettacolo messo in scena dal regista francese esce prepotentemente il dolore e la tristezza della realtà.


CAST & CREDITS

(The Lady); Regia: Luc Besson; sceneggiatura: Rebecca Frayn; montaggio: Julien Rey; fotografia: Thierry Arbogast; scenografia: Hugues Tissandier; costumi: Olivier Bériot; musica: Éric Serra; produzione: EuropaCorp (France); Co-produzione: Left Bank Pictures (United Kingdom) - France 2 Cinema (France); origine: Francia; durata: 127’.


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