The Last Days of Tacheles

Tacheles: alternativa artistica che per ventidue anni ha caratterizzato il centro di Berlino per il suo stile e la sua apertura e fusione culturale.
In un edificio fatiscente e decadente, poiché devastato da un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale, sorgeva all’inizio del Novecento un centro commerciale.
All’inizio degli anni Novanta fu occupato da un gruppo di artisti che si voleva opporre alla sua demolizione già decisa dalle istituzioni.
Un monumento artistico che ha incuriosito, fino ad alcuni anni fa, molti turisti che si trovavano a passeggiare lungo la Oranienburgerstrasse. Ma ora Berlino sembra non ci sia più spazio per questa storia...
The last days of Tacheles ci racconta gli ultimi giorni di questo centro alternativo d’arte indipendente. Galleria naturale e a cielo aperto voluta da un gruppo di artisti di varia nazionalità.
Attraverso le testimonianze di quattro artisti del gruppo storico (Arda, Angelo, Blacco e Graziano), che per mantenere fede ai loro ideali, sono stati capaci di vivere in condizioni estreme nel giardino esterno alla struttura, il giornalista/filmmaker Stefano Casertano delinea in ottanta minuti uno spaccato degli ultimi giorni di occupazione (durato in verità sei mesi), successivo allo sgombero dell’edificio, avvenuto il 4 settembre 2012, notizia che è apparsa anche sulle cronache internazionali.
Il documentario non è un’inchiesta sulla chiusura del centro culturale, ma lavora attraverso registri creativi e emotivi, interni al gruppo, cercando di offrire uno sguardo personale sulla vicenda.
Non ha neanche lo spessore del documentario sociale, pur offrendo notevoli riflessioni sulla gentrificazione presente a Berlino da alcuni anni, poiché tralascia elementi politico e sociali utili per questo tipo di genere.
La memoria storica dello spazio alternativo rimane più sulle parole dei protagonisti e che sulle immagini, perdendo il focus simbolico dello spazio, che in questo caso avrebbe rappresentato l’anima del film.
Una scelta da parte di Casertano che forse si riallaccia al registro romantico inaugurato all’inizio del documentario attraverso l’artista Blacco
"Tutto è diventato spettacolo... siamo diventati invisibili".
Una riflessione che, considerando l’attuale periodo di crisi, rende chiaramente l’idea di cosa significhi oggi fare cultura in Europa rispetto al passato.
Oppure si pensi all’opera concettuale di Angelo (Kappaland il paese più piccolo del mondo con l’obiettivo di diventare il più famoso), che offre una chiara idea di come il nostro pianeta sia minuscolo e come l’uomo sia invisibile ma decisivo attraverso le proprie scelte, regolate dall’economia, quasi una metafora dell’attuale paese italiano.
Suggestioni, molti spunti, una buona idea iniziale e nobili e interessanti propositi e testimonianze fanno però riuscire a metà il risultato del documentario.
Buone le musiche della musicista isrealiana Maya Stern.
(The last days of Tacheles); Regia: Stefano Casertano; sceneggiatura: Stefano Casertano; fotografia: Oliver Goldmann; montaggio: Falko Seidel; musica: Maya Stern; interpreti: Hüseyin Arda, Angelo Loconte, Graziano Distefano, Antonio Blacco; produzione: Inconstant Becoming; distribuzione: Inconstant Becoming; origine: Germania/Turchia 2014; durata: 83’; webinfo: [http://stefanocasertano.com/home/?p...]
