The Orphanage

L’horror spagnolo si arricchisce di un altro ottimo film. Opera prima del regista Juan Antonio Bayona, The Orphanage, ha già fatto incetta di premi Goya (né più né meno i nostri David di Donatello) ed è ora candidato agli European Film Award come miglior lungometraggio.
Ciò che potrebbe sorprendere di tutto ciò, è che si tratta di un film di genere che non si distacca assolutamente dalle caratteristiche peculiari dei film dell’orrore classici, né si arricchisce di sottotesti sociali o politici. The Orphanage vuole semplicemente spaventare e turbare, a tratti disturbare “fisicamente”, ma mai dà l’impressione di cercare un altro livello di empatia con il pubblico.
Sia chiaro: questo non risulta essere un limite, anzi può considerarsi un valore aggiunto alle qualità di Bayona, regista intraprendente e molto creativo che si allinea bene ai canoni rigidi del genere, inserendo rapidi movimenti di macchina inaspettati, dilatando i piani-sequenza, rallentando a volte in maniera esasperata le carrellate. Grazie ad una ottima padronanza della macchina da presa, Bayona ha la capacità di personalizzare una storia che rientra nel filone “case infestate” facendo sì che il suo film non sia soltanto “un altro film”.
La sceneggiatura di Sergio G. Sanchez è a prima vista molto semplice: Laura decide con il marito Carlos di costruire una casa-famiglia per bambini disabili nello stesso istituto dove lei era cresciuta da piccola. L’orfanotrofio era stato però teatro di una tragedia poco dopo l’adozione di Laura ed eventi paranormali coinvolgono oggi il figlio della coppia, Simon.
Le porte sbattono quando ci si aspetta che lo facciano, i punti di snodo della storia sono individuabili senza eccessiva difficoltà, ma non per questo non si sobbalza sulle poltrone. Sanchez si ispira esplicitamente alla fiaba di Peter Pan, bimbi sperduti, necessità di restare piccoli e innocenti, incredulità da parte di alcuni adulti che stentano a comprendere ciò che accade. Seppur mascherata da gioco, la cattiveria dei bambini resta la più inquietante proprio perché la più naturale. Bayona spinge su questo tasto e riesce a mantenere alta la tensione per tutti i 100 minuti del suo film. In realtà un po’ come in The Others, ogni piccolo dettaglio acquista un suo ben preciso significato soltanto alla fine. The Orphanage si può inserire per alcuni aspetti sulla scia di The Ring, ma principalmente somiglia al film di Amenabar.
Dopo di lui e dopo Balaguerò, la scuola di genere spagnola propone oggi un altro talento interessantissimo, da seguire di certo nei suoi prossimi lavori.
(El Orfanato); Regia: Juan Antonio Bayona; sceneggiatura: Sergio G. Sanchez; fotografia: Oscar Faura; montaggio: Elena Ruiz; musica: Fernando Velasquez; interpreti: Belen Rueda (Laura), Fernando Cayo (Carlos), Roger Princep (Simon), Mabel Ribera (Pilar); produzione: Rodar Y Rodar, Telecinco Cinema; distribuzione: Keyfilms; origine: Spagna, 2008; durata: 100’.
