The Sorcerer and the White Snake

L’onestà vuole che uscendo dalla sala dopo la proiezione delle h: 24,00 non si possa affatto affermare che The Sorcerer and the white snake sia in grado di tenere con gli occhi fissi sullo schermo il pubblico astante.
Con una alquanto mal riuscita volontà di sintesi tra i videogames, le fiabe orientali espresse attraverso i mezzi del cinema d’animazione e lo stampo delle pellicole, tipicamente cinesi, che si concentrano sulle arti marziali, The Sorcerer and the White Snake propone come plot narrativo un’antica leggenda della civiltà mandarina in cui dietro due donne dall’incredibile fascino e dalla smisurata classe si cela una coppia di temibili demoni, il serpente bianco e il serpente verde, con poteri assolutamente straordinari. La loro vita sembra procedere tranquillamente fino al momento in cui, dopo mille anni portati egregiamente, il serpente bianco si innamora di un uomo mortale e decide di seguire il proprio sentimento per andare incontro alla vera felicità. Dal momento che in ogni storia che possegga la struttura narrativa, e in casi come questo anche cinematografica, delle fiabe classiche, non è possibile che non ci sia un ostacolo alla realizzazione dell’amore e della congiunzione tra i due giovani innamorati, anche The Sorcerer and the White Snake non si fa mancare questo elemento. Jet Li, nelle vesti del Reverendo Fahai, va a caccia di demoni per purificare il mondo dalla loro aura malvagia e per far risplendere la luce santa e lungimirante di Buddha; e proprio rivestendo questo ruolo non può non imbattersi nei due mostri fantastici e nei loro, più o meno leciti, piani di vita…
Se non fosse bella la leggenda da cui tutto prende avvio, il film si salverebbe poco: il carattere stucchevole della musica, degli sguardi e delle scene in cui avvengono dimostrazioni concrete dell’amore tra il serpente bianco e il suo govane compagno umano, incontra poco e anche mal volentieri i gusti di chi si è abituato ad un minimo di rappresentazione realistica del mondo e del suo difficile groviglio umano e sentimentale.
E tra l’altro, se l’occidente non stesse combattendo dagli anni settanta ad oggi la mancanza di parità tra uomo e donna, con risultati apparentemente soddisfacenti e invece, spesso, subdolamente negativi nei confronti del gentil sesso, si accetterebbe di più l’implicito carattere un po’ misogino di questa pellicola in cui alle due protagoniste femminili viene affidato il ruolo dei due demoni – quasi un retaggio della biblica figura dell’ Eva peccatrice – e a Jet Li e altri attori, ovviamente di sesso maschile, viene data la possibilità di combattere contro il male nelle schiere del bene.
Clichè? Probabilmente sì. Ma è pur vero che l’impressione che The Sorcerer and the White Snake dà è tutto sommato quella di un modernissimo parto cinematografico sotto il profilo dell’avanguardia dei mezzi tecnologici di cui il regista Tony Ching Siu-tung dispone e al contempo di un’anacronistica visione della realtà che provoca leggero sconforto intellettuale se si considera la possibilità che il pensiero che ne è alla base regni ancora sovrano tra la gente.
(Baishe chuanshuo) Regia: Ching Siu-tung; soggetto e sceneggiatura: Carbone Tan; montaggio: Su Yee Lam; musica: Lui Marchio; interpreti: Jet Li (Reverendo Fahai), Eva Huang (Il serpente bianco), Raymond Lam (Xu Xian), Charlene Choi (Green Snake); produzione: Chui Po Chu, Yang Zi; distribuzione: Distribution Workshop; origine: Hong Kong, 2011; durata: 99’.
