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Toorbos - Fuori Concorso


VOTO:

Toorbos - Fuori Concorso

Si fa fatica a immaginare che arrivi nella long list o ancor più nella short list, fatto sta che il melodramma Toorbos alla lettera “La foresta dei sogni” è il contributo selezionato dal Sud Africa come migliore film straniero per gli Oscar. Ne è regista Rene van Rooyen, al suo secondo lungometraggio, cinque anni dopo il primo e nel mezzo tanto lavoro per serie TV.

Il film diviso in quattro parti, intitolate rispettivamente “La terra dei sogni”, “La terra degli uomini”, “La terra degli alberi”, “La foresta dei sogni” è un period film che attraversa un arco cronologico di dodici anni, dal 1933 al 1945, gli anni in cui giunse a compimento la forzata deportazione e inurbamento degli abitanti bianchi autoctoni della foresta di Knisna, costretti altrimenti a sopravvivere nella loro terra sì ma con magre coltivazioni, malconci e malnutriti. Di questi indigeni fa parte la protagonista Karoliena Kapp che cerca quanto meno di guadagnare qualche soldo fungendo da guida della foresta a beneficio dei bianchi ricchi provenienti dalle città o cittadine fuori dal bosco. È in uno di questi incontri che si imbatte in Johannes Stander, arricchito ed elegante commerciante cittadino (l’attore che lo interpreta non è particolarmente memorabile se non per una vistosa somiglianza con Billy Costacurta), ma originario anche lui della foresta, a cui tuttavia ha (in apparenza) definitivamente girato le spalle. E di questa sua emancipazione va altamente fiero. I due provano un’evidente attrazione l’uno per l’altra, ma il codice del melodramma prevede che ci sia un ostacolo e quell’ostacolo è appunto la foresta: lui le chiede di sposarla e di trasferirsi in città, lei dice, seppur a malincuore, di sì. Fine della prima parte. Karoliena ci prova a vivere in città , anche se vivere in città significa sottoporsi a un corso accelerato di galateo, cambiare abitudini, vestiario, imparare a guidare la macchina - Rousseau docet - attenendosi peraltro a rigidissimi confini di genere, poiché il marito comanda e la moglie obbedisce. Si sposano, fanno l’amore la prima notte di nozze e poi lei scappa, il richiamo della foresta. Fine della seconda parte. Fra lo sbigottimento generale Karoliena torna a casa, torna a riabbracciare i suoi amati alberi che venera come fossero divinità, il clash of civilization, malgrado la distanza di poche miglia, non potrebbe essere maggiore, il ponte che unisce le ultime propaggini della foresta e l’inizio della città, più che collegare separa in realtà due mondi agli antipodi. Johannes prova a riconquistarla ma non ci riesce, fin quando lo sgombero coatto della foresta non subisce un’accelerazione e quasi tutti sono costretti ad andarsene caricando sui carri le loro povere cianfrusaglie e andando ad abitare in casette di mattoni anonime e prefabbricate che ingenerano claustrofobia (la madre di Karoliena) o finendo a vegetare in un letto di ospedale (lo zio Bothatjie). E insieme allo sgombro si annuncia anche la guerra, la seconda guerra mondiale, in cui si arruolerà anche Johannes. Fine della terza parte. La quarta e ultima segna l’inversione dei ruoli che provoca la risoluzione del conflitto: Karoliena, seppur fuori tempo massimo, capisce che non può far altro che ritrasferirsi in città, Johannes torna senza una gamba dalla guerra, ma anziché tornare a casa si nasconde nella foresta, dove in coda avverrà l’incontro e il bacio finale fra i due.

Abbiamo raccontato tutta la trama, piuttosto convinti che il film in Italia non arriverà e che, come si diceva all’inizio, difficilmente il film supererà i vari passaggi per giungere alla agognata nomination, trattandosi di un’opera clamorosamente ridondante, i centodiciassette minuti di Toorbos sono davvero troppi per un film pieno di lungaggini, che sopravvaluta con tutta evidenza le potenzialità espressive della foresta (mamma mia, quante inquadrature su quegli alberi grandissimi e altissimi… tipo quello della locandina). E anche il conflitto fra i due protagonisti, al netto dell’inversione finale, è troppo reiterato, troppo insistito. Forse la cosa che in fondo resta la più interessante per lo spettatore, è la ricostruzione storica di un conflitto che non conoscevamo, anche se le modalità dell’opposizione città/foresta, modernità/arretratezza non sono particolarmente originali.

Toorbos - Regia: Rene van Rooyen sceneggiatura: Rene van Rooyen dal romanzo di Matthee Dalene; fotografia: Brendan Barnes ; montaggio: Ronelle Loots, Dries Scholtz interpreti: Eleni Dekker (Karoliena), Stiaan Smith (Johannes), Ira Blanckenberg (Meliena), Clare Marshall (Miss McMaster); produzione: The Film Factory origine: Sud Africa 2019; durata: 117’.


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