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Torino 32 - Frastuono - Concorso

Pubblicato il 28 novembre 2014 da Alessandro Izzi

VOTO:

Torino 32 - Frastuono - Concorso

Il frastuono del titolo è tutto interiore e nel film ce lo fa sentire bene e a tutto volume.

Fuori, nel mondo delle cose che succedono senza troppi perché, più spesso c’è il silenzio.
È il silenzio della vita di provincia e di periferia, ferma alla ripetizione ininterrotta dei soliti riti e dell’odioso tran tran della vita quotidiana.
È il silenzio dei rapporti, delle situazioni che non trovano troppo facilmente la strada del dialogo e delle parole.
Soprattutto è il silenzio degli adolescenti che guardano senza troppo capire, incapaci, forse anche per colpa del mondo che li circonda e che continua a scorrere indifferente, a trovare i giusti strumenti con i quali cominciare a costruirsi una posizione nel mondo.

Il frastuono, poi, è anche quello della musica che questi ragazzi compongono, cantano e ascoltano. Una musica assordante come assordante è il loro bisogno di dirsi, di raccontarsi, di immaginarsi.

Il frastuono, in fondo, è il rumore della nostra incapacità a capirli che batte a ritmo con la loro difficoltà a dirsi.

Davide Baldi, nel dirigere questo film, parte da un progetto vecchio: quello di riprendere il panorama della musica degli autori più giovani in Toscana.
Strada facendo, però, come spesso accade quando si lavora a contatto diretto con la realtà delle cose e non con un copione preconfezionato, il film gli è cambiato tra le mani. Di fronte al vissuto dei ragazzi che incontrava, infatti, il regista ha lentamente spostato il raggio d’azione non sul fatto musicale (che comunque resta centrale), ma sul ritratto dell’adolescenza, di quel periodo di transizione in cui niente sembra essere più chiaro e tutto sembra sfuggire ad ogni parvenza di controllo.
Quello che a tutta prima doveva essere un paesaggio diventa, quindi, un ritratto. O, meglio: una coppia di ritratti.

Il primo è quello di Iaui, un ragazzo di una comunità autogestita dell’Appennino toscoemiliano che deve scendere ogni giorno a valle per frequentare il liceo artistico di Pistoia. Il suo sogno è quello di portare la sua musica psy-trance, che ascolta a pieno volume passeggiando per i boschi silenzi, in giro per il mondo.
Il secondo è quello di Angelica che canta e suona punk-rock, ma nel frattempo si riprende nella sua stanza con una webcam, mentre si rifà il trucco.

I due ritratti sono momenti di malessere che si rispecchiano l’uno nell’altro, due esperienze di vita destinate a sfiorarsi senza mai incontrarsi per davvero.

Davide Maldi opta per la strada più difficile: non un documentario tradizionale, ma un docufiction che, in rispetto al vissuto dei suoi stessi protagonisti si impagina e dipana come una vera e propria partitura musicale.
Il montaggio non ricerca la logica causale della narrazione, ma quella ritmata di una musica fragorosa e battuta, affannata e inesorabile.
Il film così, non ci narra storie, ma ci mette di fronte a vissuti. Non racconti, quindi, ma situazioni, momenti che si susseguono secondo un ritmo intimamente musicale e per questo mille miglia lontano dalla logica videoclippara.
Una scelta che restituisce il ritratto di un’adolescenza rabbiosa, ma non ribelle che non trova la strada delle ideologie (curiosa la similitudine tra un rave party e Woodstock messa lì, forse proprio a marcare una differenza), ma che fatica anche a costruirsi un futuro in cui possa riconoscersi.
Un film non sempre riuscito, cui avrebbe forse giovato qualche taglio in più, ma che rappresenta un esperimento che si spera possa aprire presto qualche strada nuova.


CAST & CREDITS

(Frastuono); Regia, fotografia: Davide Maldi; soggetto: Lorenzo Maffucci, Nicola Ruganti; montaggio: Ilaria Fraioli; interpreti: Iaui Tat Romero, Angelica Gallorini, Alice Bianconi, Lorenzo Fedi, Elia Zampini, Alessandro Fiori, Father Murphy; produzione: Invisibile film; distribuzione: Rai; origine: Italia, 2014; durata: 96’


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