Torso - TFF 2009 - Concorso

Torso è l’opera prima di un regista di sessantanove anni, Yutaka Yamazaki, da After Life (1998) direttore della fotografia di Hirokazu Kore-eda. Dal regista di Still Walking, Yamazaki prende quel modo lieve di accompagnare macchina a spalla i personaggi e l’abilità di valorizzare i silenzi e i volti di attori bravissimi.
Manca però a Torso quella componente visionaria, un po’ metafisica e surreale, che caratterizza certe narrazioni che arrivano dal Giappone (e da Kore-eda in particolare), e questa assenza di anormalità, fa sì che lo stile del regista si appiattisca, risulti lento e appesantisca l’evolversi della vicenda.
Hiroko è una donna che non ama il contatto con la gente. Ha un rapporto conflittuale con la sua famiglia e l’ultima storia con un ragazzo è ormai lontana nel tempo. Nell’armadio nasconde un torso di uomo gonfiabile, un giocattolo erotico senza volto, né gambe o braccia, fornito soltanto di un fallo di lattice.
Bizzarro simbolo, per la protagonista, dell’inutilità degli uomini (se si esclude la funzione sessuale), questo strano oggetto è sia uno strumento di piacere che una spugna della muta disperazione in cui Hiroko pian piano sta sprofondando per l’insistita solitudine a cui si costringe. La donna abbraccia il torso sia quando lo “usa” che quando sente il desiderio d’affetto, un rapporto vicino al patologico, di sicuro una dipendenza.
Il giorno in cui la giovane e vivace sorellastra di Hiroko, Mimi, si introduce nella sua vita e nella sua casa, per colpa di un litigio con il fidanzato, tra scontri e rivelazioni, la donna ricomincia lentamente a ritrovare un equilibrio che sembrava perduto per sempre.
Sembra una storia grottesca, una metafora interessante sui sentimenti e sull’amore, sulla necessità di amare qualcosa più che qualcuno. Un tentativo di creare significato partendo da un oggetto anziché da un soggetto.
Ma purtroppo questo senso si perde man mano che il film progredisce e si fa largo una più comune storia di incomprensioni e litigi tra due sorelle molto diverse tra loro, che da sempre hanno vissuto il loro legame come un rapporto competitivo, l’una nel continuo tentativo di prevaricare e sopraffare l’altra.
Sono da apprezzare le interpretazioni di Makiko Watanabe e Sakura Ando, la prima sempre sommessa, abilissima a utilizzare il proprio volto per comunicare emozioni; la seconda al contrario, sopra le righe, brillante e rumorosa, ottima controparte della sorella.
Tuttavia, come si accennava, applicare uno stile tanto pacato a un plot abbastanza comune porta a un risultato non sempre fluido, di certo non avvincente o intrigante. Torso risulta per lunghi tratti noioso, solo a volte riesce a valorizzare quella componente di inverosimile che, se meglio evidenziata, avrebbe dato ben altro spessore al film.
(Torso); Regia: Yutaka Yamazaki;sceneggiatura: Aki Sato, Yutaka Yamazaki; fotografia: Yutaka Yamazaki ; montaggio: Yuji Oshige; musica: Akira Matsumoto; interpreti: Makiko Watanabe (Hiroko), Sakura Ando (Mina); produzione: 104, Transformer; distribuzione: Transformer; origine: Giappone, 2009; durata: 104’.
