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Transcendence

Pubblicato il 17 aprile 2014 da Lorenzo Vincenti
VOTO:


Transcendence

La Trascendenza e l’intelligenza artificiale come elementi catalizzatori dell’esordio alla regia di Wally Pfister. Lo storico direttore della fotografia di Christopher Nolan, tre volte candidato agli Oscar e vincitore di una statuetta per lo splendido lavoro realizzato in Inception, compie il salto importante con una storia futuristica dagli innumerevoli risvolti sia etici che sociali.

Il suo Transcendence, nato dalla penna dell’altro esordiente Jack Paglen, ci trascina in un futuro prossimo e attraverso il protagonista Will Caster ci porta nel mondo della ricerca tecnologica applicata alla biologia. Il dottore, interpretato da Johnny Depp, è un brillante ricercatore che dopo anni di studi effettuati accanto alla compagna di vita Evelyn (Rebecca Hall) e all’amico Max Waters (Paul Bettany) ha elaborato uno strumento tecnologico capace di fondere lo spettro delle conoscenze universali con la gamma delle emozioni umane. L’obiettivo è quello di compiere il collegamento definitivo tra la natura umana e una evoluzione artificiale che vada oltre la caducità della stessa natura per garantirne un prolungamento ricreativo. Caster diventa il luminare in questo campo, apprezzato da molti e odiato da tanti. A combatterlo un gruppo di antagonisti antitecnologici, il RIFT, che, nell’ambito di una dimostrazione terroristica di ampia scala tesa a limitare la crescente dipendenza tecnologica dell’essere umano, colpisce il dottore a margine di un convegno sul tema tentando di metterlo definitivamente fuori gioco. L’azione però si rivelerà controproducente in quanto consegnerà allo stesso studioso (destinato a morire) e a sua moglie l’opportunità di sperimentare su se stesso i frutti dei propri studi. Collegato al PINN, il computer di sua creazione, Will produrrà la trascendenza tanto attesa bypassando la morte biologica dell’uomo e trasformando l’individuo in un essere al di sopra della natura. Un artificio tecnologico (pericoloso) in grado di controllare il destino dell’umanità al pari di un dio di nuova generazione. Con i rischi che ne conseguono.

Il tema affrontato da Pfister in questo suo esordio è di quelli difficili da declinare. Trattare l’ossessione tecnologica della nostra epoca, unita all’ansia di prolungare i confini dello scibile umano, è una di quelle sfide che da sempre ha spaventato gli addetti ai lavori lasciando a pochi l’onore di riuscirci. Pfister dimostra coraggio nell’intraprendere un percorso insidioso e con cautela tenta di muoversi in questo ambito nutrendo lo script con i virtuosismi tecnici che più gli sono congeniali e con tutta una serie di riferimenti, sollecitazioni e interpretazioni personali sull’argomento. Il tema della dipendenza dalla tecnologia, della trascendenza verso una realtà parallela che spazza via la pulsione carnale della realtà terrena è il filo conduttore di un film che interroga la società contemporanea (ogni persona in platea è coinvolta dall’argomento) e la mette di fronte ad una riflessione etica sulla deriva che tale rivoluzione provocherebbe sul futuro dell’umanità. Quella di Pfister potrebbe essere interpretata anche come una analisi più ampia e approfondita dello stato di sudditanza a cui si consegna un popolo in presenza di una qualche forma di divinità o anche un indagine sul rischio di deflagrazione sociale verso cui si andrebbe in caso ciò avvenisse (non è forse la storia delle religioni ad insegnarcelo?). D’altronde, attraverso la trascendenza, Will ‘Johnny Depp’ Caster altro non diviene che una sorta di dio a cui tutti si sottomettono sacrificando i reali bisogni dell’essere umano in nome di una cyberpurezza declamata.

Dietro l’efficacia visiva della messa in scena (che attrae tanto quanto accadeva in Inception), il film nasconde delle sofferenze da incompiutezza che non tardano a rivelarsi. Le tesi auliche a cui anela cedono a volte il passo ad un buonismo di fondo che si fatica a digerire mentre il climax emotivo, dato in pasto allo spettatore quasi a voler spegnere le pulsioni intellettualistiche del film tramite un pizzico di sano pathos (e un suggestivo patchwork di immagini partorite da una creatività a cui nulla si può suggerire), subisce dei passaggi a vuoto che sfociano in alcuni segmenti prevedibili o troppo superficiali. La sensazione è che Pfister abbia voluto affrontare la sua gara tentando il tutto per tutto, presentandosi al via con una ferrari (100 milioni di budget e un cast stellare di livello internazionale) e una voglia sfrenata di esprimere il proprio talento visionario (indiscutibile), salvo poi tirare il freno a mano in corsa per non rischiare di bruciare anche le buone sensazioni che l’opera rilascia (sofisticata struttura visiva, reazione del profilmico di fronte all’evoluzione narrativa).

Il risultato è un film a metà che da una parte non ci lascia liberi di costruire la nostra visione di universo parallelo così come accadeva in Inception (ma ce lo impacchetta) e dall’altra ci chiede di prendere posizione su un argomento ben più complesso dei confini narrativi da action-thriller imposti in questo caso dagli autori.


CAST & CREDITS

(Transcendence) Regia: Wally Pfister; sceneggiatura: Jack Paglen; fotografia: Jess Hall; montaggio: David Rosenbloom; musiche: Mychael Danna; scenografia: Chris Seagers; costumi: George L. Little; effetti visivi: Nathan McGuinness; interpreti: Johnny Depp, Paul Bettany, Rebecca Hall, Kate Mara, Cillian Murphy, Morgan Freeman, Clifton Collins Jr.; produzione: Syncopy Films, Alcon Entertainment, DMG Entertainment, Straight Up Films; distribuzione: 01 Distribution; origine: USA, GB; durata: 119’; web info: http://www.transcendencemovie.com/.


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