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Tre sorelle

Pubblicato il 5 ottobre 2007 da Giovanna Vincenti


Tre sorelle

ROMA, TEATRO ARGENTINA – Per quanto sia già passato più di un secolo dalla sua genesi e per quanto la storia del teatro sia stata segnata nel frattempo da sperimentazioni ardite e provocatorie, l’assistere ad uno spettacolo come le Tre sorelle continua ad essere un’esperienza indubbiamente spiazzante. Quest’opera, infatti, aggredisce perfidamente dall’interno il realismo borghese, di cui, ad ogni modo, è figlia, privandolo delle sue caratteristiche essenziali e, proprio per questo, inviolabili. Intreccio, eroi, conflitti quindi scompaiono perché, come afferma lo stesso Cechov, ‘nella vita ben raramente ci si spara, ci si impicca, si fanno dichiarazioni d’amore. E ben raramente si dicono cose intelligenti. Per lo più si mangia, si beve, si bighellona, si dicono sciocchezze. Ecco che cosa far vedere in scena’. Dunque, ci si ritrova dinanzi ad un’umanità presa per quello che è: meschina, mediocre e soprattutto estremamente insoddisfatta. Vediamo agire i personaggi nella loro banale quotidianità, sguazzare nella loro stanchezza e nella loro desolazione, rinunciare passivamente a qualsiasi speranza di felicità. Un desolante affresco della buona società russa tardottocentesca al culmine della sua crisi, ma anche un impietoso specchio in cui lo spettatore del ventunesimo secolo vede riflesso se stesso. Così pur disprezzando l’immagine che questo specchio produce, non si può fare a meno di continuare a contemplarla morbosamente. Misurarsi con questo testo, dunque, non è facile, tanto per i registi quanto per gli attori, poiché è un testo che per la sua stessa natura non può appassionare, al contrario può annoiare, addirittura, irritare il pubblico se non si riesce a tirar fuori dall’opera quel potenziale effetto ipnotico capace di irretirlo.

Massimo Castri, che firma la regia di quest’ultima rilettura del capolavoro cechoviano, non a caso, definisce il confronto con il grande drammaturgo russo ‘una partita a rischio’. Partita che Castri sembrerebbe aver vinto già una volta, vent’anni fa, visto che Il gabbiano gli è valso il premio Ubu. Ma è anche vero che ci sono voluti vent’anni prima che il gioco tra Castri e Cechov riprendesse. Per farlo, il regista si è affidato a un cast già ben collaudato: quattordici attori quasi tutti assidui interpreti del suo teatro, nonché il suo ‘storico’ collaboratore Maurizio Balò, al quale si deve l’essenziale ma suggestiva scenografia. In quest’ultima rilettura dell’opera, in scena dal 1 al 27 ottobre, il regista resta fedelissimo al testo poiché come lui stesso afferma ‘sembra di muoversi dentro una partitura per molti versi intoccabile’. E, addirittura, nell’interpretazione che Laura Pasetti fa di Masa, la più intrigante delle tre sorelle, e senza dubbio uno dei personaggi più riusciti in questa messa in scena, riecheggiano quelle indicazioni registiche con cui Cechov infarciva il suo carteggio amoroso con Olga Knipper: ‘Non fare in nessun atto il viso rattristato. Stizzito, sì, ma non rattristato. La gente che da tempo porta in sé una pena, e vi si è abituata, fischietta soltanto e rimane soprappensiero’.
Nella sostanziale asciuttezza dell’allestimento vi sono, poi, degli elementi dalla forte carica simbolica: un pavimento di macerie, sul quale si trascinano dei personaggi letargici, stanchi di vivere che si portano dietro, da una parte all’altra della scena, come se fossero sempre sul punto di un’imminente partenza, delle valige che in realtà serviranno solo a sedercisi sopra. Elementi che, forse, corrono il rischio di apparire un po’ troppo didascalici, ma che senza dubbio conferiscono il leggero tocco di lirismo ad una rappresentazione della realtà troppo cruda e del tutto priva di poesia. Sembra, dunque, che Castri abbia ancora una volta vinto la sua partita.


Autore: Anton Cechov; Regia: Massimo Castri; Scene e costumi: Maurizio Balò; Luci: Gigi Saccomandi; Musiche: Antonio Annecchino; Suono: Franco Visioli; Interpreti: Roberto Baldassari, Paolo Calabresi, Claudia Coli, Milutin Dapcevic;, Angelo Di Genio, Miro Landoni, Mauro Malinverno, Laura Pasetti, Sergio Romano, Bruna Rossi, Roberto Salemi, Renato Scarpa, Alice Torriani, Barbara Valmorin.


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