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Intervista con Jean-Pierre Ameris, regista di Emotivi anonimi

Pubblicato il 29 dicembre 2011 da Luca Lardieri


Intervista con Jean-Pierre Ameris, regista di Emotivi anonimi

Il tuo film è una commedia romantica ambientata all`interno di una antica ditta di cioccolato, che dopo tanti anni di successi, rischia di dover dichiarare bancarotta. E` quasi un assioma ormai pensare al cioccolato come ad un sinonimo stesso della parola amore. La tua è quindi una metafora sui nostri tempi e su di un sentimento come l`amore che rischia oggi giorno di dichiarare bancarotta?

In realtà quando faccio un film non c`è mai un`idea generale di partenza che voglio rappresentare e/o cumunicare. Certo la tua riflessione è molto interessante e pertinente, ma questa metafora se c`è, non era voluta. La bellezza dei film risiede nel fatto che sono di chi li vede e sentire riflessioni di questo genere su di un mio film, non può farmi altro che piacere. Io in realtà volevo parlare dell`angoscia e della paura che attanaglia tutte le persone quando si trovano a dover fronteggiare lavoro e amore, che poi sono le cose che prendono una grande fetta della nostra vita. La cosa che li accomuna è che entrambe offrono un ambiente ideale per lo sviluppo dell`ansia. La cioccolata è un`idea nata dal mio cosceneggiatore. Stavamo cercando una professione dove i due protagonisti potevano incontrarsi e allo stesso tempo innamorarsi e nulla ci è sembrato migliore di una fabbrica di cioccolato. Lui un cioccolatiere sull`orlo del fallimento, lei la risposta ai suoi problemi. Ci sembrava un ottimo paradosso, mostrare due persone incapaci di rivelare pubblicamente la propria passionalità essere capaci di creare cioccolate meravigliose. Questo è il vero motivo che ci ha condotto alla scelta della cioccolata per parlare di sofferenza.

Romantics Anonymous è una commedia romantica ma allo stesso tempo sembra essere anche un musical, perchè la musica e le canzoni che spesso i protagonisti cantano per infondersi coraggio svolgono un ruolo fondamentale nella pellicola. Come mai hai scelto questa chiave per realizzare questa storia e per descrivere meglio i tuoi personaggi?

Questo è un altro paradosso che ci interessava mettere in risalto. Due persone estremamente emotive, incapaci di mostrare le proprie abilità in pubblico o addirittura incapaci di proferire parola, che invece, una volta soli, riescono ad infondersi coraggio cantando e ballando. Questo è uno dei miei film più autobiografici. L`ansia che sentono i miei personaggi è qualcosa che molto spesso ho provato e ancora provo io stesso. In questo film mi sono sentito più libero che in altri e quindi ho voluto sperimentare e ho scelto di mettere parti cantate e danzate. La mia libertà si è così riversata sui miei personaggi, dalla ricchezza interiore incredibile, che manifestano tutto ciò in una maniera ancora più complessa e spericolata della mia.

La commedia sofisticata sembra stia tornando di moda in tutto il mondo, grazie soprattutto ad un Paese come la Francia che negli ultimi anni ci ha abituato a commedie intelligenti e mai volgari che addirittura hanno portato all`idea di un remake italiano del film di Danny Boom Giù al nord e ad uno straordinario successo di botteghino. Come mai secondo te?

Senza alcun dubbio l`epoca che viviamo è molto difficile e la gente spesso cerca di distrarsi, di divertirsi. E` la prima volta che faccio un film comico e devo dire che è estremamente difficile, molto più difficile di una film drammatico. Spesso con il nostro sceneggiatore pensavamo a una scena piuttosto che a un`altra chiedendoci se avrebbe poi fatto davvero ridere, cosa che si scopre solo una volta che il film arriva al pubblico. Ho scoperto così che in una commedia il ruolo del montatore è fondamentale quanto quello dello sceneggiatore e del regista. Non che in altri film non lo sia, ovvio, ma nel genere comico il montatore è quasi un co-regista. Io venivo da alcuni insuccessi commerciali e ciò mi ha portato a voler fare una commedia. Il fatto che sia così difficile far ridere chi ha bisogno di ridere, pian piano sta togliendo di mezzo la volgarità. Per quanto riguarda la scuola francese, sicuramente in molti mi hanno influenzato, ma ricordo che da piccolo più che ai miei connazionali, mi rifuggiavo nei cinema per vedere un film di Ernest Lubitsch, di Blake Edwards con protagonista Peter Sellers, Billy Wilder, insomma mi sono nutrito di commedie americane...e prima o poi mi sarebbe piaciuto cercare di omaggiarle.

E` per questo motivo che hai deciso di passare dal dramma alla commedia?

Vedi, questo è il mio settimo film. Tutti gli altri sono dei drammi e io mi sento un regista più portato per il dramma. Quindi, nonostante tutte le soddisfazioni che Romantics Anonymous mi sta dando, non girerò molto presto una commedia, però sono contentissimo di averlo fatto e di aver potuto tentare di omaggiare i miei idoli di infanzia.

Psicoanalisi e commedia da anni rappresentano uno splendido connubio. Pensi che la gente riesca a divertirsi perché ormai tutti sono abituati a frequentare psicologi e terapie di gruppo da riuscire a rivedere loro stessi in quei personaggi e ridere dei loro stessi problemi?

Partiamo da questo simpatico assioma: tutti i registi sono in analisi. Tutti sono in analisi e allo stesso tempo sono analisti di se stessi. Penso a un grande regista italiano come Nanni Moretti e al suo La messa è finita. Lui è un grande emotivo e parlare di ansie e paure è cosa possibile solo per chi conosce bene ed è sensibile verso di esse. Tra l`altro sono curioso di vedere il suo Habemus Papam e anche lì ci sono psicoanalisi, psicoanalista e fragilità umana come protagonisti. La società di oggi ci chiede troppo e ci porta ad essere ansiosi e impauriti. Ci impaurisce l`amore, il lavoro, il sesso, il riuscire sempre ad essere all`altezza della situazione. E andare in questi gruppi dove tutti si ritrovano e si riscoprono fragili e vogliosi di dire :"questo sono io, questa è la mia fragilità" dona loro una valvola di sfogo importantissima. Io ho voluto togliere allo spettatore il senso di colpevolezza. Dare a tutti loro la possibilità di riscoprirsi fragili e di vedere che non c`è nulla di male nell`esserlo e che di ciò si può anche ridere.


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