Tutti contro tutti

La commedia italiana trova un nuovo autore. Con Tutti contro tutti Rolando Ravello dimostra principalmente una cosa: la nostra commedia è ancora capace di parlare concretamente del presente e dei suoi problemi senza necessariamente dover cedere a sentimentalismi o sprazzi di becera comicità. Negli ultimi anni ci aveva già provato con discreti risultati Massimiliano Bruno, sicuramente il miglior sceneggiatore della "scuderia" Brizzi. Prima con Nessuno mi può giudicare e dopo con Viva l’Italia, l’autore romano aveva esplorato la periferia romana e poi la degenerazione politica nell’Italia di oggi. E non è un caso, quindi, vedere che la sceneggiatura dell’opera prima di Ravello sia ispirata ad Agostino, pièce teatrale di Bruno, e che il neo regista abbia deciso di scriverla a quattro mani proprio con lui. Il risultato è una commedia molto divertente, corale, che cura tutti i personaggi nel dettaglio e che non solo parte da un importante problema sociale dell’Italia contemporanea ma lo scruta nel profondo, ne analizza le dinamiche, le motivazioni, le cause politiche. E lo fa con leggerezza ma mai con tocco spensierato. Anzi, Ravello tra una battuta e l’altra non lesina veleno e rabbia nel descrivere la povertà del nostro attuale paese, il razzismo che si nasconde nella nostra società ormai multiculturale, l’egoismo e l’individualismo che regna sovrano. Nel racconto che vede una famiglia romana intenta a riprendersi il proprio appartamento occupato, decidendo di occupare a sua volta il pianerottolo davanti la porta di casa, Ravello offre il ritratto pietoso di un’Italia allo sbando, senza leggi né diritti, privata ma non priva di valori. Si ride e anche molto, ma con quel sapore amaro che nelle ultime stagioni solo poche commedie hanno saputo mettere sul piatto.
Dietro l’apparenza da “film piccolo e semplice”, Tutti contro tutti cela un’anima da commedia d’altri tempi, frutto di un’acuta osservazione del presente, strutturata su una sceneggiatura ben congegnata nei dialoghi e nelle situazioni, costruita su attori che sfuggono gli stereotipi pur rimanendo vicini ad essi e retta da una regia che con mano ferma sa dare ritmo e aria ad una storia d’impostazione puramente teatrale. _ Con questo esordio, Ravello va controcorrente rispetto al solito cinema di genere italiano e si propone come un perfetto narratore di quell’Italia povera, che s’arrabatta, che arriva a stento a fine mese, che paga affitti in nero e che vorrebbe ma non può vivere in una limpida legalità. Quell’Italia insomma che la nostra commedia solo raramente riesce a portare – e con successo – sullo schermo.
Oltre alle ottime interpretazioni degli attori (ricordiamo su tutti un’intensa e dolce Kasia Smutniak e un Marco Giallini perfetto nei tempi comici e nell’incarnare l’animo popolare italiano in tutte le sue sfumature), del film rimangono nel cuore il ritratto familiare, la tenerezza dei rapporti umani messi in campo, gli scorci nascosti della periferia, il suo sottotesto sociale che sfonda lo schermo in ogni inquadratura. Assolutamente da vedere, per renderci conto che la commedia all’italiana, quella attenta davvero ai cambiamenti sociali dell’oggi, è ancora possibile.
(Tutti contro tutti) Regia: Rolando Ravello; sceneggiatura: Rolando Ravello, Massimiliano Bruno; fotografia: Paolo Carnera; montaggio: Clelio Benevento; musiche: Alessandro Mannarino, Tony Brundo; interpreti: Rolando Ravello, Kasia Smutniak, Marco Giallini, Stefano Altieri, Raffaele Iorio, Agnese Ghinassi, Lidia Vitale, Flavio Bonacci, Antonio Gerardi, Hedy Krissane, Zahira Berrezouga, Luca Lombardi, Mario Bovenzi, Paolo Sassanelli, Massimiliano Bruno; produzione: Fandango; distribuzione: Warner Bros Pictures Italia; origine: Italia, 2013; durata: 96’.
