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Un altro pianeta

Pubblicato il 9 novembre 2008 da Gaetano Maiorino


Un altro pianeta

Salvatore, giovane napoletano, cammina in un sentiero tra le dune per raggiungere una spiaggia. Aria da macho, passo sicuro, sembra seguire un altro ragazzo. Una volta raggiunto lo abbraccia, i due si toccano, hanno un breve amplesso e si allontanano in direzioni diverse. Incipit spiazzante quello di Un altro pianeta, opera prima di Stefano Tummolini, film indipendente e a basso budget ambientato sul litorale laziale.
Arrivato alla sabbia, Salvatore si prepara per godersi il sole, ma la giornata tranquilla da lui immaginata, svanisce a causa dell’incontro con un gruppo di persone lì per lo stesso motivo, ma decisamente moleste. Infatti Eva, Daniela, Raffaele, Cristiano e Stella incrociano con lui le loro manie, i loro pregiudizi e i loro segreti con imprevista invadenza. Ne viene fuori una vacanza molto movimentata, una giornata di giugno che somiglia a tratti ad una Domenica d’agosto dei giorni nostri. Personaggi tra il buffo e il grottesco ora come allora, ma in linea con l’evoluzione della società del nuovo millennio. Futilità, apparenza e forzata cordialità sono all’ordine del giorno, il cappuccino servito dal termos sostituisce la pasta al forno, i giovani sono molto meno scanzonati, la musica si ascolta con l’i-Pod e gli auricolari, non più con il juke-box.
Lungi dal voler essere un ritratto di una generazione però, il film di Tummolini si concentra da subito sulla tematica dell’omosessualità: vissuta, subìta, commiserata, o anche semplicemente osservata. Attorno a Salvatore, sensibile gay al contrario di ciò che si potrebbe intuire dalla scena iniziale, ruotano le emozioni degli altri personaggi, all’apparenza effimeri ma in realtà tutti con una problematica profonda che li affligge. Depressione, pillole, chilometri di spiaggia percorsi cercando di conoscersi, ma finendo per farsi sempre le stesse domande che non portano a nulla se non a far vestire ai personaggi maschere su maschere, per proteggersi o magari soltanto per risultare più interessanti. L’amore come sentimento volatile che si perde nel fumo di una canna e un bagno tra le onde. Volutamente ridicolo l’intellettuale saccente e fedifrago che ci prova con la donna di mezza età in analisi. Film in bilico su una tematica difficile perché ultimamente molto sentita – forse amaramente “di moda” – con tanto di citazione del “maestro” apripista Ozpetek.
Si vede che Tummolini ha dovuto fare di necessità virtù con i mezzi che aveva, ma si è destreggiato con agilità tra il pericolo di cadere nei luoghi comuni sull’amore gay e la necessità di affrontarli per poterli alla fine eludere.
Ma Un altro pianeta, seppure non banale, dà l’impressione di restare incompiuto. Qualche limite nella sceneggiatura e troppi tempi morti, soprattutto nella seconda parte, fanno calare il buon ritmo iniziale. I personaggi principali (Salvatore e Daniela) dalle emozioni trattenute e dai conflitti interiori più approfonditi, risultano i più reali e meglio riusciti, mentre gli altri sono meno credibili, troppo superficiali e gli attori che li interpretano troppo poco naturali.
Il film si chiude con un’altra passeggiata fra le dune, che somigliano stavolta più al giardino dell’eden che a un girone peccaminoso come all’inizio. Purtroppo questa camminata è esageratamente lunga, sporcata da dialoghi senza nessi con gli eventi precedenti, e conduce a un finale non del tutto scontato, ma forse prevedibile.


CAST & CREDITS

(Un altro pianeta); Regia : Stefano Tummolini; sceneggiatura: Stefano Tummolini e Antonio Merone (collaborazione); fotografia: Raul Torresi; montaggio: Raul Torresi e Bruno Sarandrea; musica: Francesco Maddaloni; interpreti: Antonio Merone (Salvatore); Lucia Mascino (Daniela); Francesco Grifoni (Cristiano); produzione: Ripley’s Film; distribuzione: Ripley’s Film; origine: Italia 2008; durata: 82’


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