Un amore di testimone

Il percorso attoriale di Patrick Dempsey assomiglia molto a quello dell’inizio di carriera di George Clooney. Così come l’attore di Ocean’s Eleven diventò una star grazie al suo ruolo nel serial E.R. medici in prima linea per poi approdare al cinema con commedie sdolcinate (vedi One Fine Daycon Michelle Pfeiffer), allo stesso modo Dempsey ha ottenuto la fama internazionale con il successo clamoroso di Grey’s Anatomy (guarda caso anche questo un serial sul mondo della medicina) ed ora si sta avvicinando al cinema interpretando film leggeri destinati ad un pubblico dall’animo zuccheroso. Prima è stato protagonista di Enchanted, favola musical disneyana, ed ora è arrivato nelle sale con la solita commedia sentimentale, inglobante tutti gli stilemi narrativi a cui il cinema americano di questo genere ci ha ormai abituato.
Un amore di testimone parte bene. Il prologo alla storia, che racconta l’incontro al college dei due protagonisti con un Dempsey ringiovanito di dieci anni quasi irriconoscibile, lascia buoni auspici per il resto del film, almeno per quanto riguarda il divertimento. Ed in effetti, la pellicola, almeno fino al trasferimento sul set scozzese, è ritmata, ben costruita, banale, sì, nello sviluppo, ma originale nella delineazione di alcuni personaggi. Non tanto per quanto riguarda le due figure principali – i classici benestanti newyorkesi, Tom donnaiolo nullafacente che campa con l’invenzione di uno stupido brevetto, Hannah giovane ragazza in carriera – quanto per quelle di contorno. Su tutti il padre di lui interpretato da Sidney Pollack, qui alla sua ultima performance sullo schermo. L’attore/regista incarna un vecchio milionario giunto per la settima volta alle nozze, che patteggia con le sue giovanissime fidanzate il contratto di nozze fino ad un minuto prima della cerimonia e che poi finisce al divorzio dopo poche settimane. E’ un piccolo cameo, ma dà sicuramente verve alle poche scene in cui è presente.
Nella seconda parte il film cala nettamente di ritmo e di divertimento. Amplifica ed esaspera le banalità fino a sfiorare il ridicolo, ed ovviamente non perde occasioni di giocare con insistenza sui sentimenti fino a cadere nel melenso.
Sui due protagonisti invece c’è ben poco da dire. E’innegabile che la coppia Dempsey-Monaghan funzioni, ma purtroppo i due attori devono sottostare ad una sceneggiatura e ad una regia che mancano di compattezza e di originalità. Lo spunto (divertente) di fare di Dempsey la damigella d’onore della sua migliore amica risulta alla fine un debole espediente narrativo per sfruttare lo scontato sviluppo narrativo che vede lui innamorarsi inaspettatamente di lei, lei che decide di sposarsi con un altro e lui che arriva di gran carriera in chiesa per un caramelloso happy end.
L’intento iniziale di Un amore di testimone era sicuramente quello di realizzare un Matrimonio del mio migliore amico ma a parti invertite. Il risultato finale però non tiene minimamente il confronto con la pellicola di cui era interprete Julia Roberts ed il film si va ad aggiungere a quella miriade di commedie romantiche di debole fattura che ha prodotto e continua a produrre l’industria cinematografica americana.
(Made of Honor); Regia: Paul Weiland; sceneggiatura: Adam Sztykiel, Deborah Kaplan, Harry Elfont; fotografia: Tony Pierce-Roberts; montaggio: Richard Marks; musica: Rupert Gregson-Williams; interpreti: Patrick Dempsey, Michelle Monaghan, Sidney Pollack, Kevin McKidd, Kathleen Quinland; produzione: Columbia Pictures, Original Films; distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia; origine: USA, Gran Bretagna; durata: 101’.
