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UN GIORNO DELLA VITA - INCONTRO CON GIUSEPPE PAPASSO E MARIA GRAZIA CUCINOTTA

Pubblicato il 11 maggio 2011 da Edoardo Zaccagnini


UN GIORNO DELLA VITA - INCONTRO CON GIUSEPPE PAPASSO E MARIA GRAZIA CUCINOTTA

Uscirà il 14 gennaio prossimo, in 30 copie, con l’obiettivo, speranza, che diventino di più. Una quarantina, magari 50. Sono parole di Christian Lelli, il produttore di Un giorno della vita, piccolo e gustoso film italiano che si appresta ad incontrare il pubblico in un momento ben affollato di blockbuster provenienti dall’Italia e dall’estero.

Di cosa si tratta? Cerca di spiegarlo il regista, che racconta di aver voluto "costruire una favola sul cinema e su un mondo che non c’è più, due grandi passioni".

L’opera prima di Giuseppe Papasso (che ha un lungo passato da documentarista), è ambientata negli anni ’60, e più precisamente nel 1964. "Perchè - chiarisce lo stesso regista - quello è stato un anno molto importante per l’Italia. Per la morte di Togliatti, per i primi topless, per il Concilio Vaticano ma anche perchè fu l’anno in cui le sale parrocchiali raggiunsero in assoluto il numero più alto".

Sui modelli del film, Papasso ha le idee abbastanza chiare: "Mentre scrivevo il soggetto pensavo a I 400 colpi di Truffaut, ma poi sono venuti fuori, quasi inevitabilmente, riferimenti a film come Nuovo cinema Paradiso e Don Camillo, opere che tutti abbiamo visto, che fanno parte del nostro immaginario collettivo, e delle quali non potevo non tener conto.

Un giorno della vita è ambientato in Lucania, nel melfese, "perchè - spiega ancora il regista - mi avevano colpito molto le immagini viste nel film di Salvatores, Io non ho paura, ed ho pensato che quegli stessi luoghi fossero molto adatti per ambientarvi la mia storia. Era necessario anche un buon lavoro di fotografia e per ciò abbiamo curato molto anche questo aspetto.

Papasso ha poi aggiunto di aver cercato di essere "molto onesto, di raccontare un Sud verosimile, soprattutto per quegli anni, ma anche per oggi, visto che molte cose sono cambiate, ma molte altre sono rimaste identiche, soprattutto per quanto riguarda certi schemi mentali".

Nel cast di Un giorno della vita figurano attori importanti come Maria Grazia Cucinotta, Alessandro Haber ed Ernesto Mahieux. Ognuno di loro ha spiegato in conferenza stampa la decisone di prendere parte a questo progetto:

Maria Grazia Cucinotta: Sono arrivata a questo film grazie ad Ernesto Mahieux, che oltre ad essere un grande attore è un uomo straordinario. Con lui ho girato sinora tre film e quando mi ha proposto di leggere la sceneggiatura l’ho fatto prontamente. C’ho messo meno di un’ora e quando l’ho finita ero molto entusiasta: c’era bellezza e semplicità, era una storia non troppo ambiziosa che però riusciva a parlare di tante cose. Il film è un omaggio al cinema, ma è anche il mondo raccontato con gli occhi di un bambino. Un bambino che all’inizio viene visto come un "peccatore", ma che alla fine è quello meglio capace di smuovere le acque e far nascere una rivoluzione. Per quanto riguarda il mio ruolo, devo dire che mi calo molto bene nei panni di una donna degli anni ’50/’60. Mi trovo piuttosto a mio agio con quella femminilità che non entrava in competizione con gli uomini, che aveva un ruolo preciso all’interno della famiglia e che sapeva farsi sentire quando ce ne era bisogno. Era un altro modo di essere madre. Oggi le cose sono cambiate, e per molti versi è giusto che sia così, ma ci sono aspetti di quel modo di essere donna che andavano salvaguardati. Questo è il mio punto di vista, ovviamente.

Alessandro Haber: Nella mia ormai lunga carriera ho partecipato a moltissime opere prime. Lo trovo un ottimo modo per mettersi in gioco. Mi piacciono le sfide, e certi piccoli esordi cascano a pennello. Papasso, che non conoscevo, mi ha chiamato, e mi ha spiegato di aver pensato a me per il personaggio del giornalista. Certe situazioni, ripeto, mi danno carica, perchè mi fanno ricordare i miei esordi. I registi esordienti hanno una capacità di sognare che col tempo si perde, e quella voglia di sogno non mi lascia mai indifferente. Quando c’è troppa sicurezza, si rischia spesso di non fare buone cose, e si fanno molti calcoli. Troppi, e questa è un’accusa che faccio anche a certi miei colleghi, nonchè amici. Si pensa troppo a quanto convenga fare un film, al ritorno che questo possa dare. Io penso che sia troppo facile fare un film con De Laurentiis, visto che incassa di sicuro. Per quanto riguarda il mio personaggio, mi ha colpito molto molto l’idea di questo giornalista un pò angelo protettore, che in qualche modo si contrappone alla durezza, tipica del Sud, del padre del bambino protagonista. Un giorno della vita è un piccolo film coraggioso, una bella favola che fa sognare.

Ernesto Mahieux: Che dire, mi è piaciuto molto, da subito, il mio personaggio di parroco di paese un pò doncamillesco. E poi anch’io adoro gli anni ’60. Questo film va visto perchè è sobrio, semplice, ma è anche molto comunicativo.


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