Un Mondo D’amore

Il corpo, la voce, gli occhi di Pier Paolo Pasolini: il loro ricordo è come se fosse stato tramandato attraverso il dna intellettuale, morale, sociale della nostra storia, una testimonianza anche fisica di un patrimonio immenso e prezioso. Aurelio Grimaldi, già interrogatosi sul Pasolini della maturità in Nerolio, proietta il suo intenso e bruciante desiderio di ricordare nel Friuli del 1947, colto negli umori di un paesaggio vibrante e arcaico e nei rituali paesani di una società ancora rurale. La figura di Pasolini e la sua esperienza intellettuale e umana giovanile emergono con miracolosa forza e dolcezza dal fertile paesaggio e vengono come inghiottite e poi sputate fuori, costrette all’esilio dal conformismo e dai pregiudizi tanto della piccola comunità del paese di Vescovado e delle sue piccole forme di potere repressivo -i carabinieri che, dando credito a delle chiacchiere sull’approccio di Pasolini ad alcuni bambini, lo arrestarono per corruzione di minore pur non essendoci stata nessuna violenza e nessuna denuncia - quanto del Partito Comunista, che espulse Pasolini senza chiedergli nessun chiarimento. Ma quale fu la “colpa”? L’abilità di Grimaldi nell’affrontare un argomento tanto delicato sta proprio nella capacità di liberare lo sguardo da qualsiasi pregiudizio o condizionamento e lasciare che la mdp accolga ora nel candore, ora nella lividezza del bianco e nero l’essenza di comportamenti e gesti, l’entusiasmo, gli slanci e la febbrile vitalità di questo ragazzo di ventisette anni panteisticamente innamorato della bellezza del mondo. è come se la narrazione si muovesse su due livelli contrapposti, dove le immagini penetrano sotto la pelle di Pasolini e ci portano ad osservare dall’interno il modo in cui lui sentiva e percepiva le sfumature più impercettibili e la magia nascosta della natura, mentre il rumore delle parole di chi (la polizia,il paese,i giornali) è incapace di comprendere il ritmo interiore delle cose, squarcia violentemente quell’universo e fa diventare colui che possiede un simile dono estraneo, sconosciuto, alieno alla stessa terra che invece profondamente gli appartiene. Ma il distacco dal Friuli è segnato anche dalla dolorosa frattura “carnale” con il padre, che si lascerà inghiottire dal vortice oscuro delle dicerie, e dall’ancora più straziante attaccamento alla madre che lo seguirà fino a Roma, diventando l’anello di congiunzione tra un passato perduto nel rimpianto e un futuro segnato dalla tragedia.
[giugno 2003]
Regia: Aurelio Grimaldi; sceneggiatura: Aurelio Grimaldi; fotografia: Massimo Intoppa; montaggio: Giuseppe Pagano; musica: Maria Soldatini; scenografia: Ivana Gargiulo; costumi: Claudia Vaccaio; interpreti: Arturo Paglia, Guja Gelo, Fernando Pannullo,Gaetano Amato; produzione: Caterina Nardi e LeonardoGiuliano; distribuzione: Stazione Marittima; origine: Italia 2001
