Una moglie bellissima

Se andiamo ad analizzare brevemente la filmografia di Leonardo Pieraccioni, è possibile intravedere un percorso cinematografico che, volutamente nascosto dietro ad una facciata comico-sentimentale, va di pari passo con la maturazione del Pieraccioni uomo. Non stiamo considerando la qualità artistica delle opere del regista toscano – perché su di essa ci sarebbe da discutere parecchio – ma più che altro del loro contenuto e della morale che si trascinano dietro.
Parliamo di morale, e non a caso. Pieraccioni è infatti uno di quegli autori a cui piace raccontare storie esili, leggere, fresche, sempre e comunque portatrici di una morale. E la struttura narrativa delle sue opere si addice perfettamente a questo intento. Da I Laureati fino al suo ultimo lavoro Una moglie bellissima, i suoi film appaiono come favole malinconiche e disincantate. Se I laureati, che rimane ancora il suo prodotto migliore, era un apologo divertente e divertito sull’incapacità di crescere di un gruppo di trentenni, i titoli che l’hanno seguito – oltre a perdere sempre più la coralità dell’esordio – si sono sviluppati su argomenti quali l’innamoramento prima, la famiglia poi, e ancora dopo la paternità.
Una moglie bellissima, rimanendo ovviamente nelle corde del suo autore, prosegue sulla scia di questo percorso contenutistico e propone alcuni nuovi elementi. Innanzitutto, non troviamo come al solito Pieraccioni impegnato in corteggiamenti assurdi ed insistenti o nella ricerca della sua donna ideale. Qui, il suo personaggio passa una vita serena tra il suo banco di frutta e la sua compagnia teatrale ed è sposato con una donna molto attraente, come già suggerisce il titolo. Il ciclone che sconvolge tutto arriva quando un fotografo offre alla moglie di fare un calendario.
Ovviamente questo è lo spunto dal quale parte tutta la narrazione ed attorno al quale il comico toscano costruisce le sue gag surreali e i suoi classici dialoghi scanzonati. La struttura del racconto è la solita anche se c’è un tentativo da parte dell’autore di rendere la storia più corale. Tentativo non riuscito purtroppo. Al centro rimangono sempre i due protagonisti e gli altri personaggi gli orbitano attorno senza essere mai veri coprotagonisti. In più, il tentativo di allargare il raggio della narrazione non funziona benissimo, perché alcune situazioni collaterali non trovano punti d’incontro con il fulcro della storia (vedi le vicende del parroco interpretato da Tony Sperandeo).
Ma questa poca attenzione all’intelaiatura narrativa globale dell’opera è purtroppo un elemento costante del Pieraccioni post-Il Ciclone. E non è infatti questo elemento che merita troppa attenzione. Ciò su cui è bene soffermarsi è l’aspetto nuovo che propone quest’opera e che risiede in un leggero cambio di tonalità rispetto ai titoli precedenti. La sceneggiatura di Pieraccioni e Giovanni Veronesi punta sempre a divertire, e la presenza dei fedelissimi Massimo Ceccherini e Rocco Papaleo dà quel tocco di irriverenza che non può mancare. Ciò che viene rinnovato è l’atmosfera, non solo malinconica, ma a tratti anche agrodolce. E il finale del film è il momento nel quale ciò si percepisce maggiormente. L’happy end infatti, per quanto esprima speranza, lascia trapelare un leggero senso di insoddisfazione, di sconfitta, di triste nostalgia. E forse lascia intravedere nel futuro un nuovo Leonardo Pieraccioni.
(Una moglie bellissima) Regia: Leopardo Pieraccioni; soggetto e sceneggiatura: Leopardo Pieraccioni e Giovanni Veronesi; fotografia: Italo Petriccione; montaggio: Stefano Chierchè; musica: Gianluca Sibaldi; scenografia: Francesco Frigeri; costumi: Claudio Cordaro; interpreti: Leonardo Pieraccioni (Mariano), Laura Torrisi (Miranda), Massimo Ceccherini (Baccano), Rocco Papaleo (Pomodoro), Gabriel Garko (Andrea), Tony Sperandeo(parroco), Francesco Guccini (regista teatrale); produzione: Levante in collaborazione con Medusa Film e Sky; distribuzione: Medusa; origine: Italia; durata: 96’.
