Underworld: Il Risveglio

Selene, uscita dal coma dopo 14 anni per lei, vampira, passati con la velocità di una sola notte, scopre di avere una figlia da poco entrata nel mondo dell’adolescenza di nome Nissa, metà vampira e metà licantropo. Il grande dubbio che la comincia a perseguitare non appena incontra sua figlia è chi sia il padre, ma la risposta sembra tanto agghiacciante quanto evidente. L’unico uomo che Selene abbia mai veramente amato, ormai morto, o così almeno si pensa, sembra tornare in vita ancor prima che quest’ipotesi si affacci realmente all’orizzonte… Le due donne, intanto, uniranno le loro forze per impedire la creazione di licantropi letali che vengono “costruiti” in un laboratorio segreto che si nasconde dietro la facciata di un centro di ricerca medica.
Underworld: Il Risveglio è il primo capitolo di una nuova trilogia in 3D che, sull’onda lunga della tendenza attuale – si pensi alla saga di Twilight, un caso per tutti -, porta lo scontro atavico e immaginifico tra vampiri e licantropi nelle notti nere e spettrali del grande schermo soprattutto americano.
C’è da chiedersi effettivamente una cosa: cos’è rimasto del cinema?
Con la Nouvelle Vague e l’avvento del Cinema Moderno, Godard e altri maestri della cinematografia europea e internazionale hanno minato, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, le basi del cinema classico hollywoodiano, dell’espressionismo tedesco, della centralità del plot narrativo e dello stesso neorealismo italiano, con la creazione di una nuova Arte, la settima, che calamita senza mai placarsi per la sua continua destrutturazione del filo logico della storia la quale si trasforma sempre più in frammento. Era una rivoluzione: ma pur sempre una rivoluzione del cinema.
La pellicola come grande possibilità di studio del reale attraverso la realtà stessa e la forma come primario obiettivo dell’artista che plasmava la propria opera dietro la macchina da presa.
E qui cosa c’è invece? Un clone di Cat Woman stretto in una tutina di similpelle che appare estrapolata dal contesto di un concerto per metallari convinti; un continuo effetto speciale che distrugge letteralmente il senso stesso del set cinematografico per dar vita ad una computerizzazione senza sosta di linguaggi e movimenti; un plot narrativo debole che tiene accesa l’attenzione del pubblico in sala solo per la digitalizzazione completa della sala stessa che non può non sortire un effetto dirompente sulla sinestesia umana. Ma in fondo, non c’è nulla.
Le tinte fosche e i colori freddi di Underworld: Il Risveglio sono talmente impeccabili da essere irreali; la perfezione formale e concettuale dell’eterno tema della Missione Impossibile, che poi, alla fine, riesce sempre ad essere possibile, fa del filone Fantasy-Azione un binomio troppo scontato per essere interessante.
In altre parole Underworld: il Risveglio preoccupa: si va a guardare un maxi video-gioco per Play Station piuttosto che il prodotto di una testa pensante che ha deciso di dare, in un modo o nell’altro, un senso critico al proprio parto artistico-concettuale. E se il cinema sta diventando solo questo, adagiandosi sugli allori di una potenzialità digitale che sostituisce il cervello umano essendone una diretta amplificazione meccanica, si può parlare ancora di “cinema”?
(Underworld: Awakening) Regia: Måns Mårlind, Björn Stein; soggetto: Kevin Grevioux, Danny McBride, Len Wiseman; sceneggiatura: Allison Burnett, J. Michael Straczynski; fotografia: Scott Kevan; montaggio: Jeff McEvoy; musica: Paul Haslinger; scenografia: Claude Paré; costumi: Jeffrey Fayle; interpreti: Kate Beckinsale (Selene), Charles Dance (Thomas), India Eisley (Eve), Michael Ealy (Detective Sebastian), Stephen Rea (Jacob), Kris Holden-Ried (Quint), Theo James (David), Sandrine Holt (Lida); produzione: Gary Lucchesi, Tom Rosenberg,Len Wiseman, Richard S. Wright per la Lakeshore Entertainment; distribuzione: Sony Pictures; origine: U.S.A., 2012; durata: 88’; web info: http://www.entertheunderworld.com/
