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Uno Zoo in Fuga

Pubblicato il 19 aprile 2006 da Andrea Di Lorenzo


Uno Zoo in Fuga

Prendete lo Zoo di New York. Aggiungete un leone, una giraffa ed una buona dose di animali civilizzati semi-domestici. Sbatteteli in un jungla. Condite con alcune canzoncine orecchiabili. Servite caldo al cinema. Pensate a Madagascar? E avreste ragione. Ma non è questo il caso: lo Zoo in fuga in questione è decisamente inferiore al (seppur non eccelso) Zoo animato della DreamWorks. Certo, definirlo plagio è eccessivo, esistono delle differenze tra i due film ma, del resto, non è molto lontano il caso A Bug’s Life - Z la Formica, quando nel 1998 una probabile fuga di notizie sui progetti di Dreamworks e Disney-Pixar portò all’uscita di due film quantomeno simili nello stesso periodo. Se questo Zoo sia un caso analogo agli insetti del ’98 non sta a noi deciderlo, certo i dubbi rimangono ed il film scorre: parliamone, cominciando dalla trama.

Il piccolo leoncino Ryan cresce all’ombra del padre Samson, re dello Zoo di New York, dove i due vivono e convivono con altri coinquilini animali: una squadra pinguinesca di curling, una giraffa indipendente, un boa rincoglionito, un koala in versione peluche e uno scoiattolo giraffofilo. A turbare la loro quiete ci pensa una fuga verso il selvaggio (The Wild è il titolo originale del film) di Ryan che, per migliorare il suo ruggito ancora infantile, decide di seguire le orme del padre, temuto predatore della savana. Inutile dire che Samson e i suoi amici si metteranno subito all’inseguimento del leoncino partendo dalla grande mela sino ad arrivare in Africa. In una Jungla pronta ad essere distrutta dall’eruzione di un vulcano, Samson dovrà affrontare una branco di Gnu intenzionati a scalare la catena alimentare, fomentati dal koala sopra citato, nel frattempo divenuto dio degli stessi gnu danzerini. Grazie anche all’aiuto di alcuni agenti segreti "camaleontici" riusciranno a reimbarcarsi verso casa...

Si potrebbe dire che il grande problema di questo film sia una certa insicurezza del suo essere: non è una vera commedia, i momenti in cui si ride sono veramente pochi (bisogna aspettare la fine... che sembra non arrivare mai!); rasenta il patetico in alcune situazioni in cui vorrebbe essere non dico tragico ma quasi; alcune scene rimpolpate grazie all’uso di canzoni conosciute (come Speed of Sound dei Coldplay) sembrano la scusa per coprire una mancanza di creatività e allungare il fim di quache minuto. I personaggi poi sono fin troppo elementari e bozzettistici: il leone che parla della sua savana, quando non ha mai visto nemmeno un Baobab; un serpente stupido e basta (sic...dov’è finito Sir Biss?); due alligatori indigeni delle fogne newyorkesi dall’allucinante accento meridionale e poco altro. Se poi la Disney si autocita in maniera spudorata e poco innovativa... insomma, non venitemi a parlare di citazione perchè ci credo poco! Il vero problema è la mancanza di inventiva, le situazioni sono telefonate e la storia si svolge su binari sin troppo battuti che portano fuori strada il film stesso. Se poi volessimo parlare anche di come faccia una chiatta da rimorchio ad attraversare l’Atlantico e ritorno con un solo pieno di carburante ed un branco di animali selvatici e non a bordo... beh, allora, forse, è il caso di non infierire troppo. That’s entertainment, folks.

(The Wild) Regia: Steve ’Spaz’ Williams; soggetto: Ed Decter; sceneggiatura: Mark Gibson, Philip Halprin, John J. Strauss; montaggio: Scott Balcerek; musica: Alan Silvestri; interpreti: Ricky Tognazzi (Samson), Luciana Littizzetto (Bridget), Massimo Rossi (Benny), Teo Bellia (Nigel), Mino Caprio (Larry); produzione: Beau Flynn, Clint Goldman per Walt Disney Pictures; distribuzione: Buena Vista International; origine: USA, 2006; durata: 94’; web info: TheWild.


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