X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



VEDI NAPOLI E POI MUORI

Pubblicato il 26 gennaio 2007 da Gaetano Maiorino


VEDI NAPOLI E POI MUORI

Pizza, mandolini, sole, mare e allegria. Oppure criminalità, violenza, delinquenza, droga, camorra. In un modo o in un altro, che si legga da un lato o dall’altro, il risultato, come per un nome palindromo, è lo stesso: Napoli. È la doppia faccia di una delle città più ammirate e odiate d’Italia, piena di vita e colma di contraddizioni. Ma non potrebbe esistere un terzo modo, un’altra maniera di “leggere” Napoli e magari riuscire anche a conoscerla meglio?
Alla domanda cerca di rispondere Enrico Caria. Vedi Napoli e poi muori, documentario ironico e amaro allo stesso tempo, cerca di svelare la realtà di Napoli, una realtà fatta di brava gente che vive in mezzo a condanne a morte e proclami di rinascita.
Proponendo un film verità in una maniera dissacrante che rende tutto più leggero, il regista napoletano fa affondare la macchina da presa nelle piaghe cittadine: dalla disoccupazione, alla droga, dall’amministrazione locale spesso assente sui grandi problemi, ma attentissima alla Napoli da cartolina, alla non meno colpevole mentalità di una fetta di popolazione che adotta la politica del “e che putimm’ fa’” (cosa possiamo farci, deve andare così).
L’espediente narrativo è quello di raccontare la storia di un regista (lo stesso Caria) che insieme a un suo amico produttore torna a Napoli da dove era andato via negli anni ‘80, per poter raccontare la sua città in maniera differente da come giornali e televisioni ne parlano. Proprio quando si trova in città, inizia a salire la febbre per l’America’s Cup: la finale della coppa del mondo di vela probabilmente si svolgerà nel golfo di Napoli. Quale occasione migliore per togliersi l’etichetta di città criminale e far tornare i turisti? Purtroppo negli stessi giorni scoppia una guerra di camorra che bagna di sangue i quartieri di Secondigliano e Scampia. Punto e a capo. Di nuovo le due facce della città: lo splendore e la miseria, la speranza e l’orrore. Sembra non si riesca a uscire da questa doppia identità.
Caria non ha la pretesa di girare un’inchiesta giornalistica: ce ne sono anche troppe e spesso tutte uguali. L’intento è mostrare gente vera. Insieme a un gruppo di rapper locali entra nel quartiere di Scampia, si siede a tavola con gente comune e si fa raccontare le sue storie. Ne viene fuori un ritratto un po’ rassegnato e un po’ divertito, colorito e colorato come solo Napoli sa essere, ma senza mai scadere nel patetico o nella parodia. Ad arricchire e dare ulteriore spessore al documentario, intervengono personaggi politici, maestri di strada, sociologi e non ultimi lo scrittore Roberto Saviano, autore del libro inchiesta sulla malavita napoletana Gomorra, e Tano Grasso, presidente della Federazione Italiana Antiracket.
Resta purtroppo un’amara considerazione che Caria ci affida: Napoli resta l’unica città in Europa dove in tempi di pace, così tante persone possono lasciarci la pelle.


CAST & CREDITS

(Vedi Napoli e poi muori) Regia, soggetto e sceneggiatura: Enrico Caria; fotografia: Felice Farina, Luca Musella, Mario Spada; montaggio: Enrico Caria, Giuseppe Schifani, Federico Della Corte, Felice Farina; musiche: Aldo De Scalzi, Pivio De Scalzi, Daniele Sepe, Vittorio Cosma, A67; effetti: Felice Farina, Giuseppe Schifani; interpreti: Enrico Caria (se stesso), Giulio Gargia (Giulio Scalia); produzione: Meta Research e Nina Film; distribuzione: Istituto Luce; origine: Italia 2006; durata: 80’.


Enregistrer au format PDF