Venezia 2008: Riflessioni sul programma della Settimana della Critica

Precedendo di qualche giorni la conferenza stampa generale del Festival, ecco dunque il programma della Settimana della Critica, una importante sezione del Festival spesso foriera di interessanti novità. Dalla lettura dei titoli e delle sinossi dei film in concorso possono essere avanzate alcune riflessioni generali sulla selezione. Le opere sono tutte in "prima mondiale", alcune appena realizzate. E il filo conduttore sembra individutato in temi come “rinascita” e “cambiamento” nelle loro molteplici forme. Nel bosniaco Čuvari Noči (Guardiani di notte), la notte vissuta da alcuni guardiani in un grande magazzino è colma di riferimenti ai postumi della guerra nella ex Jugoslavia; il turco İki Çizgi (Due linee) affronta il tema dei mutamenti di costume e comportamento nella vita di coppia indotta dalla modernizzazione e dalla occidentalizzazione. La rinascita passa attraverso Kabuli Kid (Il bambino di Kabul), film di un regista afghano rifugiato in Francia dall’età di 15 anni, finanziato dai francesi ma interamente girato per le strade di una città distrutta dalle bombe ma vogliosa di ricominciare. E ancora il malesiano Sell Out!, musical satirico sulla globalizzazione e sulla corruzione dei media; il cinese Huanggua (Cetriolo), che ci parla dei traumi quotidiani di personaggi spaesati fra la provincia e la città. Cambiamento in tutte le sue forme, abbiamo detto, ma anche impossibilità di cambiamento. Ed ecco fuori concorso Pinuccio Lovero, documentario surreale di Pippo Mezzapesa (al suo primo lungometraggio, ha solo 28 anni) che fotografa la provincia meridionale e il suo stato di continua precarietà. Attraverso un personaggio bizzarro, una sorta di filosofo plebeo che di mestiere aspira a fare il becchino, il film vuole restituire segmenti antropologici del vivere universali senza tuttavia slegarli dal contesto dove si sviluppano. E il talento del regista, manifestato in numerosi cortometraggi e opere brevi, lascia presagire un’opera fresca e singolare. Speriamo che la visione confermi le nostre attesa.
La scelta del film italiano in concorso è invece ricaduta su Pranzo di Ferragosto di Gianni Di Gregorio, collaboratore abituale di Matteo Garrone nonchè sceneggiatore, regista e attore teatrale. Il film è una commedia amara sulla vecchiaia e sulle dinamiche familiari. In questo caso le aspirazioni di cambiamento di Gianni, il protagonista interpretato dallo stesso Di Gregorio, sono bloccate da una madre-tiranno. La vita dell’uomo si trascina monotona sino a Ferragosto, quando per ripagare un debito è costretto ad accogliere in casa la madre e la zia dell’amministratore condominiale. Gianni passa così ventiquattr’ore d’inferno. Un film indipendente, artigianale, prodotto proprio da Matteo Garrone dopo che il progetto era stato rifiutato da diversi produttori. “E’ un film poetico e non convenzionale” dichiara sempre Garrone, come ad indicare una certa affinità con il proprio stile “con una certa leggezza che io cerco sempre di mettere nei miei film ma poi non riesco mai". Una scelta quasi provocatoria, quella di un film girato da un esordiente di cinquantanove anni; la commissione ha giustificato la sua selezione come un modo “per far riflettere sia sul rischio di cadere nei facili entusiasmi dopo i molti premi internazionali al nostro cinema, sia sulle reali possibilità che il cinema italiano ha per uscire dalla crisi”.
Un programma dunque interessante e che solo la visione potrà dirci se di qualità.

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