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VENEZIA ‘59 - UN PRIMO COMMENTO

Pubblicato il 10 settembre 2002 da Giovanni Spagnoletti


VENEZIA ‘59 - UN PRIMO COMMENTO

Tutto bene quello che finisce bene? No certo per quel che riguarda la ’59 Mostra del cinema di Venezia, ma le cose, siamo degli inguaribili ottimisti, potevano andare ancor peggio nel finale di partita. Come già si è scritto su queste pagine, la premiazione - con nostro stupore, dato che la Giuria guidata dalla diva di stato cinese Gong Li non ci sembrava sulla carta granché adeguata (ma a riguardo facciamo ammenda) - ha segnalato, in piena indipendenza, gran parte del meglio di un Concorso fiacchissimo, pur mancando dal Palmares il notevole Dolls di Kitano Takeshi. Dunque una certa soddisfazione (ma siamo veramente al minimo!) perché almeno la Giuria ha funzionato, compiendo con coscienza il suo dovere, né si è lasciata intimidire dalla marea montante di una polemica pretestuosa che infatti è puntualmente esplosa nella serata conclusiva. Purtroppo nel nostro paese l’integralismo cattolico a livello cinematografico non conosce miglioramenti dagli anni Cinquanta-Sessanta, sin da quando la Curia condannava e censurava indifferentemente tanto il Vangelo secondo Matteo dell’”eretico” Pier Paolo Pasolini (ovviamente) quanto La dolce vita del cattolico Federico Fellini. Ma a parte questa triste constatazione, altre, altrettanto gravi riflessioni vanno fatte riguardo a questa prima edizione, assai poco felice, nata sotto il governo di centro-destra e la nuova direzione di Moritz De Hadeln. Lasciamo da parte i lati più folkloristici (la conduzione marzulliana della serata di Premiazione, a dir poco, imbarazzante - aridatece Tele+) e concentriamoci sugli aspetti più di sostanza dei problemi, lasciando per un momento da parte valutazioni di gusto, per altro non secondarie (la presenza in cartellone di molti film, a nostro avviso, inadatti a Venezia o di ben scarsa qualità). 1) Malgrado la decantata managerialità della nuova direzione della Biennale, il decadimento delle strutture sul Lido procede inesorabile: proiezioni interrotte per mancanza di energia elettrica (??!!) o continui, scandalosi incidenti tecnici (in particolare in Sala Perla) hanno funestato la manifestazione come non ci era mai capitato di assistere in passato; 2) Si era già capito dall’anno scorso sotto la precedente gestione che l’aveva inventata, ma la proposta della doppia competizione, per quanto affascinante in teoria con la divisione tra un cinema più innovativo ed uno più classico, si è andata rivelando una Fata morgana se non un vero e proprio boomerang. La visibilità delle opere “minori” non per questo è migliorata né il livello generale del Festival: già risulta difficile mettere in cantiere un solo Concorso decente, figuriamoci due, oltretutto se poi la manifestazione quest’anno è partita con tanto ritardo e tante polemiche, a partire dalla insensata destituzione, per pura vendetta politica, del Direttore uscente Alberto Barbera - e il rimedio, si è visto, è stato peggiore del male. Ma anche al di là di questa doppia “forbice” che ha peggiorato una situazione già difficile e con un prestigio nettamente in declino (il Festival di Toronto che si svolge quasi in contemporanea, sta anno dopo anno sempre più acquistando punti rispetto alla Laguna), è proprio la forma del Festival e in specifico quella della Mostra che deve essere ripensata nel suo complesso, come da più parti si va rilevando. Anche qui abbiamo i nostri buoni dubbi che il governo Berlusconi, del tutto disinteressato al cinema (per altro sempre accusato di simpatie “comuniste”), possa dimostrare la sua vocazione “riformatrice” di continuo dichiarata nella chiacchiera propagandistica. Né riteniamo che una personalità come quella di Moritz De Hadeln - ammesso e non concesso che voglia e venga riconfermato nella carica di Direttore - possa farsi carico di un progetto innovativo di lungo periodo, come fu quello, una ventina di anni fa’, del fortunato duo Enzo Ungari-Carlo Lizzani. Vorremmo continuare ad essere inguaribilmente ottimisti ma certo non ne abbiamo molta occasione. Intanto attendiamo, placatesi le polemiche dell’Inquisizione, di vedere quale saranno le prossime mosse sullo scacchiere del Lido. Probabilmente ne vedremo delle belle.

[10 settembre 2002]


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