Venezia 67 - La belle endormie - Orizzonti

Siamo abbastanza convinti che il titolo non si riferisca alla protagonista ma che in realtà nasconda una profonda (quasi sicuramente inconscia) natura autobiografica. La bella addormentata non è la principessina che cade nel sonno per un incantesimo e poi si risveglia con il bacio del principe azzurro di turno. La bella addormentata è proprio la regista Catherine Breillat, che nel personale adattamento della celebre favola tradizionale europea, si perde in un presuntuoso, inutile, insignificante lavoro cinematografico. Va bene, si tratta di un personaggio “particolare”, dall’animo trasgressivo, sempre pronta a creare un caso, a far parlare di sé, ma sebbene – e questo bisogna dirlo – non abbia mai fino in fondo convinto con un suo film, con quest’ultima fatica raggiunge uno dei livelli più bassi della sua carriera, se non il più basso.
La belle endormie è principalmente un’opera senza un’anima, difficile da scavare, da interpretare, un film vuoto e inconcludente. La Breillat non appare soltanto “dormiente” dietro la macchina da presa, plasmando il film con un’estetica stanca e monotona, costruita su sterili e continui piani fissi, ma pecca soprattutto nella scrittura. Se è vero che il racconto di cent’anni di sogni della protagonista, costretta dall’incantesimo a dormire per un secolo, non poteva che essere riportato con una necessaria struttura ellittica e frammentaria, è altrettanto innegabile che la regista non riesca a renderlo interessante e coinvolgente. Il viaggio onirico di Anastasia passa sullo schermo con lentezza ed affanno. Gli eventi si susseguono senza un vero profondo significato, l’autrice porta avanti un discorso sul binomio immaginazione/realtà, favola/verità, che si contorce su stesso senza raggiungere il suo fine, i personaggi appaiono disegnati con una matita spuntata e a tratti si tocca involontariamente il ridicolo. Andando avanti nel racconto, tutto assomiglia sempre più ad un pasticcio dagli ingredienti mischiati a dosi sbagliate, dove neanche gli attori riescono a sganciarsi dal piattume che lo contraddistingue.
E così lo spettatore viene ingabbiato in uno spettacolo confusionario ed enigmatico. Rimane spaesato, interdetto; dopo una lunga sfida con lo schermo, non può che gettare le armi e cedere inevitabilmente alla noia. Finendo addormentati come vittime di un incantesimo, sperando di risvegliarsi il prima possibile con il dolce bacio del buon cinema.
(La Belle Endormie) Regia e sceneggiatura: Catherine Breillat; fotografia: Denis Lenoir; montaggio: Pascale Chavance; costumi: Rose-Marie Melka; interpreti: Carla Besnainou, Julia Artamonov, Kérian Mayan, David Chausse; produzione: Flach Film Production in collaborazione con CB Films, ARTE France; origine: Francia; durata: 82‘.
