Venezia 67 - Zebraman: Zebra City no gyakushu - Fuori concorso

Uno dei registi più prolifici al mondo (tocca vette di quattro film all’anno) Takashi Miike alterna capolavori e film cruentissimi a divertissement come Zebraman e Zebraman 2: attacco a Zebra City. Quest’ultimo è stato presentato fuori concorso al festival di Venezia in una proiezione di mezzanotte, accompagnato il giorno precedente dal primo capitolo della saga, realizzato sei anni fa. La storia è presto detta: Shinichi è un timido e inetto maestro delle elementari, appassionato di un telefilm (“Zebraman”) presto cancellato a causa dello share bassissimo, perché con la tv a colori nessuno vuole un eroe in bianco e nero. Ma quando gli alieni invadono la terra Shinichi si tramuta nel suo supereroe preferito e ovviamente salva la situazione. Nel seguito, ambientato nel 2025, lo troviamo a dover salvare Tokyo e il mondo intero dalla sua malvagia controparte: la crudelissima figlia del sindaco di Zebra City (truccato come Alex di Arancia Meccanica), una sorta di versione dark/emo di Lady Gaga. Con lui c’è Asano, il suo vecchio allievo delle elementari che lo aiuterà a debellare lo “Zebra Time”, dieci minuti al giorno in cui si possono commettere ogni sorta di atrocità e rimanere impuniti. Visivamente Attacco a Zebra City è molto più raffinato del suo predecessore, con trovate stilistiche gradevoli ed effetti speciali roboanti. Se però il primo capitolo della saga era veramente un capolavoro del trash, con battute memorabili e un ritmo incalzante, il seguito si perde in una noiosa serie di situazioni un po’ troppo melodrammatiche in cui l’ironia non penetra o è di difficile ricezione per un pubblico occidentale. Troppi dialoghi campati in aria, troppe elucubrazioni deliranti sulla doppia natura (bianca e nera, buona e malvagia) dell’eroe, poca azione e ancor meno momenti demenziali che avevano costituito il successo del lavoro precedente. Il film rimane comunque valido se associato alla dimensione extrafilmica che ad esso si intreccia inevitabilmente. Nell’anno in cui Tarantino – amico di Miike e attore/cammeo in uno dei suoi film- è presidente della giuria, ciò che più coinvolge è la partecipazione del pubblico che acclama Zebraman, il regista che si presenta in sala accompagnato da un attore vestito come il suo supereroe, Marco Muller che a proiezione finita indossa la maschera dell’uomo zebra. Privato di questi aspetti, il film è consigliabile solo a dei sinceri appassionati dell’opera del regista nipponico.
(Zebraman: Zebra City no gyakushu) Regia : Takashi Miike; Sceneggiatura : Kankuro Kudo; fotografia: Kazushige Tanaka; montaggio: Kenji Yamashita; musica: Yoshihiro Ike; interpreti: Show Aikawa, Riisa Naka, Tsuyoshi Abe, Masahiro Inoue, Naoki Tanaka, Taka Gadarukanaru; produzione: Takashi Hirano, Mkoto Okada, Arimase Okada; origine: Giappone; durata: 106‘.
