Venezia 67 - Vittorio racconta Gassman - Una vita da mattatore - Fuori Concorso

Scorre in corpo un brivido durante la visione di Vittorio racconta Gassman – Una vita da mattatore. Lo stesso brivido che ci sale in corpo ogni volta che vediamo Il sorpasso, Profumo di donna, I soliti ignoti. Quel brivido che si prova solo quando vediamo un grande attore sulla scena o sullo schermo. Il documentario di Giancarlo Scarchilli, ideato insieme al figlio del “mattatore” Alessandro, non vuole santificare la carriera di uno dei più grandi attori italiani della storia, ma vuole solo ricordarlo per quello che è stato, raccontando la sua vita d’attore e di uomo, il suo lato pubblico e quello privato. Ne mostra l’animo, la sua professionalità, la sua assuefazione al mestiere di attore, al successo.
E’ un piacere ed un’emozione continua vedere Gassman raccontarsi, parlare di se stesso, aprirsi di fronte l’obiettivo di una telecamera, descrivere i piaceri della sua vita. Ed è commovente osservarlo nei momenti di felicità con i figli, gli amici di un tempo, la moglie, i suoi registi e maestri. Con questo film non solo si ripercorre la vita di un mostro sacro dello spettacolo italiano, ma si rivive anche la grande stagione del nostro cinema e del nostro teatro, il successo che aveva all’estero, quel clima collettivo, quella condivisione artistica che ha contribuito a rendere indimenticabile quell’epoca. A raccontare tutto, non solo lo stesso protagonista ed il figlio Alessandro, che fa da filo conduttore alla narrazione, ma anche chi l’ha conosciuto, i suoi colleghi, chi ha diviso la scena con lui, chi avrebbe voluto lavorarci ma non l’ha fatto, chi l’ha conosciuto solo per poco e rimpiange ancor di più la sua scomparsa: ecco dunque passare le testimonianze di Federico Fellini, Dino De Laurentiis, Gianni Minà, Pippo Baudo, Paolo Virzì, Carlo Verdone e tanti altri. Attraverso le loro parole si assaporano tutte le sfumature del “personaggio” Gassman, schiavo della scena, padre a intermittenza, a volte triste, a volte sorridente, a tratti depresso e amante della solitudine, riflessivo ma sempre e comunque ipnotizzante e coinvolgente.
Notevole il lavoro di ricerca del materiale audiovisivo e lo è altrettanto il lavoro di montaggio. Il film, diviso in capitoli che scandiscono la carriera Gassman, dagli inizi dell’Accademia passando poi per le interpretazioni di Amleto e Edmund Kean, i fasti degli anni’60 e ’70 (con il premio a Cannes per Profumo di donna), il successo in televisione, fino agli ultimi spettacoli teatrali insieme al figlio, ha un incedere veloce, ritmato, mai piatto, ed è condito di una malinconia mai predominante che non vuole in alcun modo cedere il passo al melenso. Ogni immagine, ogni spezzone di film, ogni parola, vanno a comporre piano piano il ritratto di un uomo che, in piena consapevolezza, ha fatto la storia dello spettacolo, il ritratto di una vita da vero mattatore.
Un’operazione dunque più che riuscita, di impianto più televisivo che cinematografico, ma comunque efficace ed appassionante. Il giusto modo per ricordare, nel decennale della sua scomparsa, uno dei più grandi attori italiani di sempre.
(Vittorio racconta Gassman – Una vita da mattatore) Regia: Giancarlo Scarchilli; ideato da: Giancarlo Scarchilli, Alessandro Gassman; fotografia: Roberto Meddi; montaggio: Daniel De Rossi; musica: Nicola Piovani, Pasquale Filastò; interpreti: Vittorio Gassman, Alessandro Gassman, Federico Fellini, Gianni Minà, Pippo Baudo, Dino De Laurentiis, Paolo Virzì; produzione: Studio Immagine; origine: Italia; durata: 79’.
