X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE di Elio Germano

Pubblicato il 27 maggio 2013 da Monia Manzo


 VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE di Elio Germano

Interpretare un testo come Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline non è un’impresa piccola: lo ha cercato di fare la nostra Palma d’Oro a Cannes, Elio Germano, accompagnato dal gruppo musicale Teo Theardo. Si tratta di una scelta importante a dimostrazione del coraggio di un giovane e controverso attore, ora anche regista - maturo ma desideroso di mettersi in gioco - che a differenza di colleghi più omologati e prevedibili ama misurarsi con il “nuovo” e la sperimentazione. Da subito colpisce la mise en scéne dello spettacolo, che si materializza attraverso una semplice disposizione sul palcoscenico di strumenti musicali e leggii a destra, e la scrivania con le numerose lettere dello scrittore francese a sinistra. Il minimalismo scenico, se da un lato vuol far concentrare l’attenzione dello spettatore sul momento acustico, il fiume di parole e la bella musica coinvolgente e sperimentale del giovane duo musicale di Teo Theardo, dall’altro contribuisce a creare un’atmosfera da esibizione concertistica. Germano ha esaltato così l’aspetto sonoro nel suo spettacolo inteso come espressione di un sincretismo ritmico, musicale e linguistico; al tempo stesso, però, malgrado la bellezza della musica di Theardo è impossibile non lasciarsi coinvolgere dall’intensità e profondità del significato del testo recitato. Il nostro attore ha scorporato dal più celebre e semiautobiografico romanzo (1932) di Céline le lettere che si addicono di più alle sue corde, utilizzando in maniera magistrale le note scure e profonde; una seconda voce metallica, spezza il racconto dell’Io narrante, evocando un Super-ego poetico, un’eco nichilista della coscienza dell’uomo, un eco della inaudita violenza di massa perpetrata durante il Primo macello mondiale. In questo testo tellurico che all’epoca aveva suscitato tanto scalpore (e polemiche politiche), Germano ha riscoperto il desiderio di conoscenza dell’alterità e della storia vista come esperienza umana: non a caso sono stati scelti l’inizio e la fine del romanzo, allo scopo di evocare l’incipit e il termine della vita umana nel suo ripiegarsi all’interno del primo conflitto mondiale. Così gli uomini che hanno vissuto il dolore e l’orrore della guerra, sono stati accomunati, indistintamente, dallo stravolgimento delle loro vite dalla perdita delle identità culturali. In definitiva ci sembra che l’attore molisano in questa sua perfomance sia stato stimolato dall’idea della scrittura come elemento catartico e onirico al contempo, accompagnata da una musicalità che vuole rimandare ad arcane e misteriose verità umane.


Enregistrer au format PDF