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Warum Warum

Pubblicato il 27 gennaio 2009 da Giovanna Vincenti


Warum Warum

Roma, Teatro Palladium – Non uno spettacolo, bensì una ‘ricerca teatrale’ l’ultimo lavoro firmato da Peter Brook. Ricerca sull’essenza stessa del teatro, aggiungeremmo noi. Fedele alla sua idea di teatro, Brook, in questo testo realizzato a quattro mani con Marie-Hélène Estienne, non offre nessuna risposta, nessuna dottrina. Solo una luce puntata, per un istante, sull’avvenimento teatrale inteso come continuo fluire e divenire. Una sorta di gioco teatrale, dinamico ed essenziale, sul teatro stesso.

Un monologo in tedesco agile e minimalista, magistralmente interpretato da una straordinaria Miriam Goldschmidt, accompagnata in scena dal suggestivo suono dell’ hang di Francese Agnello.

La scena, completamente nuda, smaschera i suoi segreti. Quello che ci viene mostrato è quel teatro inteso come magico meccanismo capace di incantare anche nella sua forma più semplice, l’azione scenica, prima ancora, cioè, che giunga la parola ‘letteraria’ a riempire i gesti con significati più profondi. Sul palcoscenico, il riso come il pianto, per quanto verosimili e coinvolgenti, nascono in ogni caso da un movimento meccanico dell’attore. Eppure, tutto questo ci emoziona.

Difficile dire cosa faccia scattare questa magia. Interrogativo che in molti si sono posti giungendo a conclusioni temporanee e parziali che non hanno fatto altro che generare sterili discussioni e ostilità. Conseguenza: perdere di vista la vera ragione per cui si fa teatro.

Con agilità, la Goldshmidt si muove nel tempo e nello spazio del teatro. Riecheggiano Mejerchold, Stanislavskij, Artaud, Craig, Dullin, Motokiyo e soprattutto Shakespeare. E vengono nuovamente posti quegli interrogativi che accompagnano il teatro sin dalla sua creazione. Interrogativi che dal teatro si estendono alla condizione umana e sono, quindi, destinati a rimanere irrisolti.

Tuttavia si continua a fare teatro. E si continua a vivere. Proprio perchè il palcoscenico è quell’enorme specchio attraverso cui possiamo osservare la nostra natura effimera e caduca. Quel luogo privilegiato in cui riversare tutti i nostri dubbi e paure ancestrali. ‘The arena where a living confrontation can take place’, come direbbe Brook.

E poco importa trovare risposte, quando in realtà ciò che conta è continuare a porsi quelle domande (non è forse proprio questo il paradosso della vita umana?), come bambini che senza nessuna ombra di imbarazzo costantemente (e spietatamente) chiedono ‘Perché? Perché?’(‘Warum, Warum, appunto).

Si potrebbe contestare a quest’ultimo lavoro del regista anglosassone una certa leggerezza o, addirittura, superficialità. Nessuna conclusione assoluta e, tanto meno, nessun elogio profondo e toccante sulla ‘nobiltà’ del teatro. Tutt’altro. Warum Warum è uno spettacolo ironico, frammentario e, addirittura, dissacrante, in cui non c’è spazio per alcuna retorica.

Brook tempo fa affermava ‘i can take any empty space and call it a bare stage’. Se in questo spazio vuoto viene posta un’attrice del calibro della Goldschmidt, con la sua sorprendente presenza scenica e versatilità espressiva, l’uso sapiente delle luci, ancora una volta di Vialatte, e sonorità evocative il gioco del teatro, come per magia, ha inizio. Effimero, come la vita stessa. Ed è proprio questo che ci lascia a bocca aperta.


una ricerca teatrale di
Peter Brook;
interprete: Miriam Goldschmidt;
musiche composte e interpretate da: Francesco Agnello;
testo: Peter Brook, Marie-Hélène Estienne; 
basato su opere di: Antonin Artaud, Edward Gordon Craig, Charles Dullin, Vsevolod Ėmil’evič Mejerchol’d, Zeami Motokiyo, William Shakespeare;
traduzione in tedesco: di
Miriam Goldschmidt;
diretto da: Peter Brook;
collaborazione artistica: Lilo Baur;
luci: Philippe Vialatte; 
assistente alla regia: Tina Speidel;
manager di produzione: Eric Bart, Matthias Wyssmann;
produzione: Schauspielhauses Zürich;
coproduzione: Teatro Garibaldi di Palermo / Bart Production s.à.r.l.;
tour manager: Reinhard Bichsel;
organizzazione: Aldo Miguel Grompone, Roma.


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