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...E ora parliamo di Kevin

Pubblicato il 17 febbraio 2012 da Antonio Valerio Spera
VOTO:


...E ora parliamo di Kevin

Il nuovo film di Lynne Ramsay inizia con un tenda bianca mossa dal vento. Un’atmosfera cupa avvolge l’inquadratura in un blu scuro sfumato. Il campo è vuoto, non sappiamo cosa ci sia dietro questa tenda, quale vista offra la finestra aperta. Poi stacco: dall’alto, la macchina da presa mostra una massa accalcata di persone, tutte sporche di un liquido rosso. All’apparenza è una festa, un megaconcerto. Il colore rosso domina lo schermo: sembra sangue, o vernice, ma in realtà è solo pomodoro, migliaia di litri di polpa di pomodoro, che la gente si getta addosso, in cui le persone addirittura nuotano. Nella folla compare il volto di Tilda Swinton, completamente sporco: sorride, si guarda intorno, appare felice, come se non provasse una tale sensazione di libertà da tempo. Poi la folla la alza in aria, la donna, come crocifissa, passa di mano in mano, sovrastando la massa. Il suo volto rilassato si fa sempre più preoccupato, il suo sguardo si perde nel vuoto, non è più sereno ma impaurito, preoccupato. Il suo corpo viene lasciato per terra, nel "lago" di pomodoro. Attorno a lei si forma un cerchio di persone. Non tenta neanche di alzarsi, rimane lì, sdraiata per terra.
E’ ovviamente una scena onirica e visionaria ad aprire ...E ora parliamo di Kevin, seconda opera della regista Lynne Ramsay.
Una pellicola toccante, emozionante, capace di descrivere con il giusto coinvolgimento il rapporto irrisolto tra Eva (Tilda Swinton, appunto) e il figlio Kevin. Attraverso una narrazione su due livelli temporali alternati, divisi tra di loro appunto dalla tenda bianca del prologo e dal tragico momento che essa rappresenta, la regista britannica fa sua la storia del romanzo omonimo di Lionel Shriver focalizzando il suo sguardo sulla figura femminile di Eva, donna, madre, moglie, costretta a lottare prima con la psicopatia del suo primogenito, scambiata da tutti per un superabile disturbo nella crescita, e con l’odio di quest’ultimo per lei; poi con i suoi sensi di colpa, e dopo ancora con le difficoltà che incontra nel tentativo di rinnovare la propria vita ripartendo da zero. La Ramsay scava nei sentimenti della sua protagonista, la spoglia della sua apparenza e lascia che lo schermo, grazie alla splendida ed intensa Tilda Swinton, venga dominato dalle sue paure, dai suoi interrogativi, dalle sue insicurezze, dalla sua totale confusione, dal suo amore. E poi c’è Kevin, con lo sguardo freddo, cattivo, fulminante, che sin da neonato si ribella alla madre con continui pianti per poi, nell’infanzia e nella preadolescenza, agire giornalmente contro di lei, pianificando ogni genere di azione al fine di renderle la vita infernale, sempre più difficile. Il rapporto tra i due delineato dall’autrice è a momenti irritante per la sua irrazionalità e inspiegabilità. Un’irritazione che cresce gradualmente facendo sentire sempre con maggior forza un senso di tragedia e di morte incombente sul racconto.
...E ora parliamo di Kevin è l’altro volto di Elephant di Gus Van Sant. Non vuole, infatti, tanto mostrare la maturazione della violenza nella mente di un ragazzo prima della messa in atto di un’immotivata strage, quanto invece le conseguenze che questo processo di maturazione e la concretizzazione di tale violenza ha nella vita di chi lo ha cresciuto, di chi rimane, di chi sente indirettamente il senso di colpa e il peso della responsabilità di quanto avvenuto. Lynne Ramsay lo fa tra l’altro con un tocco empatico e coinvolgente, con una regia felice che struttura la narrazione su un climax inarrestabile, con una direzione degli attori efficace e finalizzata sempre alla verità, con un montaggio che fa dell’intreccio temporale del racconto un puzzle emotivo che pezzo dopo pezzo va a formare la catarsi conclusiva. Una catarsi finalmente raggiunta nell’abbraccio, in carcere, tra madre e figlio. Un abbraccio che, per la prima volta dopo la gravidanza, avvicina due vite inspiegabilmente lontane, opposte, contrastanti.


CAST & CREDITS

(We Need to Talk About Kevin) Regia: Lynne Ramsay; sceneggiatura: Lynne Ramsay, Rory Steward Kinnear, dal romanzo omonimo di Lionel Shriver; fotografia: Seamus Mcgarvey; montaggio: Joe Bini; interpreti: Tilda Swinton (Eva), John C. reilly (Franklin), Ezra Miller (Kevin); produzione: Indipendent; distribuzione: Diaphana Distribution; origine: Regno Unito; durata: 110’.


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