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Winnie the Pooh: nuove avventure nel bosco dei cento acri

Pubblicato il 22 aprile 2011 da Annalaura Imperiali


Winnie the Pooh: nuove avventure nel bosco dei cento acri

Fece il suo primo debutto nel mondo dell’infanzia nel 1926; da quel momento, in cui il libro contenente le sue tenere avventure affascinò i più piccoli, Winnie the Pooh è diventato una vera e propria star sia tra i bambini veri che tra quelli, un po’ meno veri ma sicuramente ancora in preda alla sindrome del “fanciullino” di Pascoli, che cercano di tornare ad essere tanto piccoli e indifesi da farsi emotivamente trasportare dalla dolcezza di un gruppo di peluche in cerca di amicizia e compagnia.

Nella sua lunga vita l’orsacchiotto numero uno sul podio degli idoli per gli under 6 ha affrontato una lunga serie di avventure, prima cartacee e poi pian piano anche cinematografiche e televisive: è stato visto alle prese con l’albero del miele; con i soliti e immancabili amici da sostenere e amare nei momenti di gioia e di difficoltà. Adesso, nell’ultima peripezia ambientata nel bosco dei cento acri, lo vediamo accompagnato da Christopher Robin, il bambino, Ih-Oh, l’asinello, Pimpi, il maialino, Kanga, la mamma canguro, Roo, il cucciolo di quest’ultima, Tappo, il coniglietto e Uffa, la civetta, in cerca della coda di Ih-Oh e del miele per placare il proprio “pancino affamato” attraverso una foresta che sembra nascondere pericoli insormontabili per una troupe di pseudo-bambini indifesi.

Pur con la difficoltà di immedesimarsi in un’età indubbiamente passata e ormai chiusa, ciò che si può ammirare in questo breve film d’animazione è il contenuto che ne esce fuori, sicuramente molto zuccheroso, ma anche piuttosto istruttivo. Contro la violenza verbale, fisica, concettuale, ideologica, politica, sociale, razziale, ormai onnipresenti in questo mondo, un breve lungometraggio dal taglio infinitamente angelico e volto alla trasmissione della bontà, del senso dell’aiuto reciproco e della felicità che si può provare assaporando letteralmente le piccole cose, si propone in apparenza come una banalità onirica e chimerica e in realtà come un ampio sguardo verso la giustizia e i buoni valori laddove di questi ultimi sembra non esserci più neanche l’ombra.

Nella sua esistenza, nella sua “carriera”, perché può essere a buon diritto definita tale, Winnie the Pooh si è evoluto: da giocattolo preferito di Christopher Milne, figlio dell’autore dei racconti che vedevano come protagonista l’orsacchiotto stesso, esso è diventato un’icona di sensibilità e di generosità, un rifugio d’amore e di delicatezza, una concretizzazione sia audio-visiva che tattile delle coccole e della pienezza che esse portano nella vita dei più piccoli.

Il bosco dei cento acri, background di quest’ultima avventura, potrebbe essere reputato, a primo acchito, una location come mille altre, probabilmente più adatta e plausibile di mille altre per il semplice fatto di rappresentare un habitat naturale, ma comunque priva di una qualsiasi particolarità. Ma in fondo c’è dell’altro: esso è una metafora, una metafora delle paure dei giovanissimi; una metafora degli ostacoli che la vita stessa, a qualsiasi età, comporta e provoca; una metafora del rito d’iniziazione che ogni bambino deve fare, contando sulle proprie forze e su quelle della stretta cerchia di persone che più gli sono vicine, per poter superare la difficoltà, il dubbio, la preoccupazione, la stanchezza, la fame, la sete, la nostalgia e la crisi, di qualsiasi tipo essa sia, individuale o collettiva.

E proprio in un bosco così metaforico, i giovani eroi di questa avventura in formato minuscolo danno prova di che cosa sia la capacità di far aspettare le proprie esigenze di fronte a quelle altrui, di mettere da parte il proprio ego di fronte alla possibilità di tirare su il morale a qualcun altro, di cogliere ogni positività possibile e immaginabile per cercare la bellezza del vivere e non la meschinità delle piccolezze e delle futilità che hanno troppo spesso la meglio.

L’unione che fa la forza è la colonna portante di questo piccolo grande mondo in parte fiabesco, in parte reale e tragicamente reale nel suo essere in via di estinzione. In Winnie the Pooh: nuove avventure nel bosco dei cento acri si erge ancora nelle proprie rispettive, antiche magnificenze il senso della solidarietà, della fratellanza e dell’amicizia.

Ecco tutto. E scusate se è poco.


CAST & CREDITS

(Winnie the Pooh) Regia: Stephen Anderson, Don Hall; sceneggiatura: Burny Mattinson ;interpreti: Jim Cummings (Winnie the Pooh, Tigro), Tom Kenny (Tappo), Craig Ferguson (Uffa), Travis Oates (Pimpi); produzione: Walt Disney Pictures ; distribuzione: Walt Disney Pictures ; origine: Stati Uniti ; durata: 69’.


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