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World Invasion

Pubblicato il 22 aprile 2011 da Lorenzo Vincenti


World Invasion

Era molto tempo che l’industria cinematografica statunitense non si concedeva un sussulto di orgoglioso patriottismo e ora, nel volgere di qualche mese, sono ben due le pellicole che si contendono il primato di questa improvvisa e necessaria riscoperta nazionalistica: Skyline e l’ultimissimo World Invasion.
In realtà il contenzioso tra i due film non si limita ad una semplice e gustosa supremazia nel genere ma rischia di tramutarsi al più presto in una vera e propria guerra (fatta di carte bollate, tribunali e legali inferociti) tra la Sony Pictures, produttrice del secondo film e i fratelli Greg e Colin Strause, creatori degli effetti speciali del film in uscita (con la loro Hydraulx Visual Effects) nonché autori e produttori di Skyline, opera che secondo Sony ha anticipato inopportunamente e in maniera a dir poco sospettosa le tematiche, l’ambientazione e le vicende del film di Jonathan Liebesman.
Guerra in scena e guerra fuori scena, quindi, nella più emblematica rappresentazione di un mondo, quello hollywoodiano, che sembra voler tornare a rincorrere i fasti di un tempo. L’evento scatenante è ancora una volta l’invasione degli alieni, elemento di facile presa sul pubblico e da sempre strumento attraverso cui reclamare a gran voce l’esigenza di un ritorno all’ordine sociale, di un richiamo ai valori conservatori storici della nazione americana. World Invasion è per questo l’esempio ultimo e più elementare di una rinnovata campagna rinvigorente dell’umore popolare, l’energy drink di una platea esaltata che torna, con una certa regolarità, a reclamare l’esigenza di gridare al mondo intero la propria supremazia in termini di fierezza e spavalderia (militaristica, morale, comportamentale).
Alla visione del film, però, si sente la pesantezza di un discorso ormai abusato. La retorica non è più quella fresca ed efficace degli anni ’90 e non raggiunge mai i livelli inverosimili di Independence Day. Arriva piuttosto a ricalcarne le orme in maniera grezza e stancante, con degli eccessi linguistici evidenti e una esaltazione banale delle dinamiche militariste. Ciò che allo spettatore viene offerto, ad inizio film, non è altro che l’arrivo degli alieni sulla terra per un’improvvisa razzia di acqua. Elemento di cui essi necessitano per sopravvivere. Immediatamente dopo aver mostrato il simultaneo attacco al globo terrestre, la storia si concentra sulla sola Los Angeles, luogo in cui un plotone di valorosi soldati del corpo dei marines, al grido di “Arrendersi mai”, comincia a rispondere agli attacchi devastanti di droni e esseri non identificati con la semplice artiglieria messa a disposizione dalla difesa americana e una buona dose di sano eroismo.
Al comando del gruppo è il sergente Michael Nantz, reduce già segnato dai drammi di guerra, chiamato ora a reagire di fronte alla più difficile delle missioni possibili: neutralizzare la forza d’urto degli invasori alieni. Ed è su questo che si concentra per tutta la sua durata il film di Liebesman, sullo scontro frontale, sulla collisione tra due opposte fazioni, sulla cronaca chiassosa di una battaglia lunga e incessante. Non esiste infatti una “exit strategy” nella narrazione approntata dagli autori, non vi è una declinazione differente che conduca di tanto in tanto l’attenzione dello spettatore nei territori della satira, della politica o di una qualsivoglia specie di sottogenere e che riesca, in questo modo, a distogliere la concentrazione dello stesso da un martellante e rumoroso susseguirsi di ripetitive scene d’azione. Non regge nemmeno il carattere ludico da videogame appiccicato sulla pellicola a giustificare stavolta una così infinita ripetizione di cliché e sequenze d’azione finalizzate al nulla se non a ribadire ancora una volta che il "machismo" made in USA tarda a crepare nonostante Obama e il politically correct.
A metà pellicola si percepisce già la pesantezza di un discorso difficile a decollare, incancrenito nei tanti virtuosismi visivi e logorato da una mancanza di originalità che toglie il respiro all’intera opera. Il risultato non può che deludere quindi le aspettative del pubblico, anche di quello legato alla tipologia di cinema in questione, il quale nonostante troverà all’interno della pellicola di Liebesman validi motivi per divertirsi non riuscirà mai a sentirsi veramente appagato da una scrittura limitata all’essenziale e da una ridotta capacità di rinnovare i tratti tipici del genere.
Le motivazioni sono da ricercarsi nel fatto che questo periodo storico non è più ispiratore di quella tipologia di film intrisi di retorica militarista e partecipazione attiva alle sorti di una nazione unita e solidale come quella americana o è solo l’inesperienza di un regista che non ha saputo cogliere i cambiamenti di un “fanatismo” comunque esistente, ovvero non è stato in grado di tramutarli in un discorso filmico che prescinda una volta per tutte dal richiamo ai miti della nazione come John Wayne (citato nel film e immagine simbolo di una virilità americana da contrapporre al nemico di turno)? Siamo più propensi a credere che sia quest’ultimo il vero motivo della poca efficacia dell’opera.


CAST & CREDITS

(Battle: Los Angeles) Regia: Jonathan Liebesman; sceneggiatura: Chris Bertolini; fotografia: Lukas Ettlin; montaggio: Christian Wagner; musiche: Brian Tyler; scenografia: Peter Wenham; costumi: Sanja Milkovic Hays; interpreti: Aaron Eckhart (Serg. Michael Nantz), Ramon Rodriguez (Ten. William Martinez), Michelle Rodriguez (Ten. Elena Santos), Ne-Yo (Cap. Kevin Harris), Michael Pena (Joe Rincon), Bridget Moynahan (Michele); produzione: Columbia Pictures, Original Film, Relativity Media; distribuzione: Sony Pictures; origine: USA; durata: 116’; web info: http://worldinvasion.it/.


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