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600 millas - Panorama

Pubblicato il 8 febbraio 2015 da Fabiana Sargentini

VOTO:

600 millas - Panorama

600 millas, Sessantacinquesima Berlinale, sezione Panorama, opera prima di Gabriel Ripstein (classe 1972, figlio di cineasti), Messico, 2015.
Il film apre con un piano sequenza girato da una macchina a mano che inquadra una porta a vetri da cui entra un giovane nervoso, magro, biondino che si guarda intorno con fare sospetto. È un negozio di armi quello in cui lui, apparentemente esperto di quello che maneggia, compera un fucile. Intorno uomini e donne di ogni genere si interessano al genere: c’è la donna ingioiellata con cagnolino minuscolo, la coppia mista, lui omone palestrato yankee con deliziosa orientale sfornafigli, classici veterani, giovani e anziani, un variegato panorama di persone che sentono la necessità di possedere qualcosa con cui difendersi, tirare, cacciare. Il biondino americano fa i suoi acquisti ed esce. Fuori lo aspetta il compare, un coetaneo messicano con cui ingaggia una bambinesca lotta di scappellotti, spintoni, sputi: sono dei ragazzi, sono piccoli e ingenui, sono inconsapevoli, stanno giocando al mondo dei grandi. Questo gioco diventa vero però, nel passaggio della frontiera tra Arizona e Messico quando Arnulfo, il latinoamericano, rimasto da solo (il biondino è adibito al rifornimento e resta a casa sua, al sicuro, in America) consegna il suo carico ad una banda di trafficanti d’armi gestita da un qualche lontano membro della sua famiglia. Lo spettatore segue il ragazzo un paio di volte avanti e indietro con il confine, quando va tutto liscio, fino a quando non si intromette nella storia Hank Harris, poliziotto (interpretato da Tim Roth che co-produce la pellicola), abile conoscitore di caratteri umani. Hank blocca i due furfantelli, il biondino (più cinico) lo disarma e lo picchia a sangue ma poi è Arnulfo a nasconderlo nel sotto cofano della macchina per portarlo via e disfarsene. Ma niente è come sembra e tutto andrà diversamente da come ci si aspetta.
I due protagonisti, forzatamente uniti da ruoli di vittima e carnefice scambievoli, condividono l’angusto spazio di una vettura, pisciano all’unisono nel deserto, bevono la stessa acqua, si insultano ognuno nella sua lingua coniando neologismi di parolacce ispano-americane molto divertenti, si scambiano confidenze a mezza bocca. Il colpo di scena finale è una virata asettica come un mannaia: rispecchia perfettamente lo stile asciutto ma vibrante di una macchina da presa che è stata addosso ai caratteri senza farne percepire il peso. Un film di genere che tiene tesi fino all’ultimo e stupisce.
(Titoli di coda su scena familiare classica di cui è interessante sentire il sonoro fino all’ultimo ringraziamento, nome del tecnico, colorist o gestore dati della copia digitale).


CAST & CREDITS

(600 millas); Regia: Gabriel Ripstein; sceneggiatura: Gabriel Ripstein, Issa López; fotografia: Alain Marcoen; montaggio: Santiago Pérez, Rocha León, Gabriel Ripstein; interpreti: Tim Roth (Hank Harris), Harrison Thomas (Carson), Kristyan Ferrer (Arnulfo Rubio), Monica del Carmen (Mamá Rubio), Craig Hensley (Gunstore Owner), Greg Lutz (Willy); produzione: Lucia Films; origine: Messico, 2015; durata: 85’


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