X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Abbas Kiarostami a Capalbio-Cinema (Conferenza stampa)

Pubblicato il 5 luglio 2007 da Edoardo Zaccagnini


Abbas Kiarostami a Capalbio-Cinema (Conferenza stampa)

Abbas Kiarostami è arrivato a Capalbio in veste di presidente della giuria. Il cineasta iraniano si è detto sicuro di star bene in Italia ma ha spiegato la difficoltà che sente nel doversi mettere a giudicare il lavoro dei giovani colleghi. Il regista ha incontrato la stampa ed ha avuto la cortesia di rispondere ad alcune domande. Sulla presenza del tema dell’infanzia nei suoi corti proiettati al festival, Kiarostami ha così risposto:

I bambini sono stati protagonisti dei miei film per vent’anni, a partire da trentasette anni fa. Hanno avuto molta influenza nel mio modo di vedere la vita, cambiando il mio punto di vista sul mondo. Da circa 14 anni non lavoro più con loro ma cerco di avere ancora, dietro la macchina da presa, il loro sguardo verso la vita.

Al regista sono state rivolte domande di routine: Può anticiparci qualcosa sul suo nuovo film, Copia conforme?

Il progetto, tra San Gimignano e Firenze, che doveva partire a settembre partirà a marzo 2008. Il film prende spunto da un episodio accaduto a Firenze dieci anni fa, mentre facevo parte della giuria di un Festival. Il titolo definitivo è Copia conforme. Nel cast ci saranno anche attori italiani, forse Silvana De Santis, che ha già lavorato con me. Il protagonista maschile dovrebbe essere un attore americano che costa molto. Se riducesse il suo compenso l’affare sarebbe fatto..

Nel cast c’è anche Juliette Binoche…

E’ la prima volta che lavoro con una star e non mancano i dubbi e le paure. Ma lei non ha mai lavorato con un regista del mio taglio. So che vuole uscire dal ruolo di star e vivere questo personaggio da persona poco attrice. Lo ha detto a Cannes, dove ha dichiarato di desiderare questo film. Sono abituato a prendermi le responsabilità ma talvolta vorrei lasciarle ad altri e andare a fare una passeggiata.

Il regista ha risposto anche a domande di politica internazionale sul ruolo dell’Iran in medio oriente:

Per me che vivo in Iran ogni giorno diventa più difficile dare una risposta: quando sono dentro non riesco a capire. Forse da fuori il ruolo si può capire meglio, perché al dimensione complessiva della situazione è così vasta che la mente va in tilt.

Poi il punto di vista sui nuovi autori del cinema iraniano…

Il panorama cinematografico in Iran è diviso in due. Una parte appoggiata dal governo fa un cinema filo-hollywoodiano di quarta mano; l’altra tenta di esprimere con entusiasmo la volontà di far nascere un altro cinema, ma fuori da ogni circuito commerciale e ha un rebound solo nei festival.

Una domanda sulla sua regia: "In tutti i suoi film ci sono scene in automobile, conversazioni fianco a fianco…anche nel suo prossimo ce ne sarà una?"

Ho cercato di eliminarla dalla sceneggiatura ma alla fine ci sarà un viaggio in macchina: da Firenze a San Gimignano. Nel dialogo la protagonista dice addirittura: Ma questo sembra un film di Kiarostami…e lui risponde: …E chi è Kiarostami?. Ancora l’altro “Ma in macchina dobbiamo pur dire qualcosa…

Il direttore Tommaso Mottola porta acqua al suo mulino: “Magari prima o poi ci sarà un viaggio verso Capalbio nel suo cinema?

Magari si…come vi dicevo i miei film nascono sempre da circostanze personali, esperienze di vita. Mai da romanzi. Spero proprio di trovare a Capalbio uno stimolo, un’ ispirazione….

Una domanda sulla brevità che può significare superficialità ma anche essenzialità. In particolare nella cultura giapponese c’è una profonda coscienza dell’essenzialità del segno. Com’è la brevità del suo cinema?

La questione è interessante, anche se la risposta non è semplice. Ai miei studenti consiglio di essere concisi ma significativi. I miei critici si domandano come io che amo il lungo possa sostenere la brevità. A Capalbio Cinema ho portato in regalo un corto: una sola scena di 17 minuti, quindi molto lunga. Ma lunghezza non corrisponde per forza a noia: è un problema di ritmo del film.

Luglio 2007


Enregistrer au format PDF