X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Ahasin Wetei - Venezia 66 - Concorso

Pubblicato il 16 settembre 2009 da Antonio Valerio Spera


Ahasin Wetei - Venezia 66 - Concorso

Quando ci si trova di fronte un’opera come Ahasin Wetei, nonostante gli sforzi, non si riuscirebbe mai ad esprimere un giudizio che possa essere anche solo un pizzico obiettivo. Sebbene il nostro parere sia più che positivo, l’intento di questa recensione non sarà motivare tale opinione, ma analizzare l’opera nei suoi diversi aspetti, scavare nella sua struttura narrativa, oltrepassare la sua costruzione visiva per trovare il fondo della sua arte.
La ragione per la quale non vogliamo spingerci in un giudizio netto su questo film risiede nella totale personalità di tale operazione artistica. Between Two Worlds, questo il titolo internazionale, si costruisce infatti su una struttura narrativa astratta che parte sì da un contesto strettamente reale (quello dello Sri Lanka, diviso da contrasti bellici interni) ma che poi viene traslato completamente nella dimensione mentale del suo protagonista. Il contrasto etnico presente nel paese viene ritratto dal regista Vimukthi Jayasundara attraverso lo sdoppiamento d’identità del personaggio principale che vive metaforicamente due esistenze. L’intera rappresentazione – non possiamo parlare di un vero e proprio racconto – rimane in bilico tra i due mondi del titolo e il film fa forza su un gioco continuo di corrispondenze e simmetrie interne. Il continuo rapporto tra reale ed immaginario avvolge l’intera opera. Questo dualismo strutturale trova poi il suo corrispettivo in entrambe le dimensioni. Nel reale, i due mondi sono quelli fisici, concreti delle due etnie in contrasto nello Sri Lanka; allo stesso tempo, nell’immaginario, esso si riflette nei due universi astratti della mente del protagonista, divisa anch’essa da un labile confine tra sogno e verità, tra bene e male.
E’ uno scontro tra due diverse “nature” quello a cui assistiamo nella pellicola di Jayasundara, due nature che confondono non solo il protagonista ma anche lo stesso spettatore, che si ritrova perso in un testo filmico sempre cangiante, mai chiaro, caotico, anche se retto da una lucida spinta creativa. Un testo filmico che però, oltre alla sua costruzione spaesante ed originale, propone anche espliciti discorsi su tematiche importanti. L’opera è infatti una costellazione di simboli e di immagini allegoriche che si indirizzano verso una denuncia della violenza, vista come inutile male del mondo, ed una critica verso il potere incontrastabile dei media. Emblematica di quest’ultima, l’intera sequenza iniziale, in cui i personaggi si muovono in un paesaggio urbano pieno di televisori distrutti dall’ira della popolazione. Una sequenza suggestiva, poetica nella sua durezza, che sfonda lo sguardo dello spettatore e lo penetra. Per poi lasciarlo libero solo a fine proiezione.


CAST & CREDITS

(Ahasin Wetei ) Regia: Vimukthi Jayasundara; sceneggiatura: ; fotografia: Channa Deshapriya; montaggio: Gisèle Rapp-Meichler; musica: Lackshman Joseph De Saram; interpreti: Thusitha Laknath, Kaushalya Fernando, Huag Lu; produzione: Les Film Hatari, Unlimited, Arte France Cinéma, Film Council Productions (Sri Lanka); distribuzione: Artscope; origine: Sri Lanka; durata: 80’.


Enregistrer au format PDF