Engkwentro (Clash) - Venezia 66 - Orizzonti

Dopo i vecchietti a sorpresa di Brillante Mendoza, le Filippine tornano protagoniste ma con un differente punto di sguardo, con gli slums, la povertà, la morte quotidiana sulle strade e storie di infanzia violate. Il giovanissimo regista – 21 anni - Pepe Diokno dirige la sua opera prima utilizzando una nervosa, mobilissima camera a mano. Lo fa dopo un anno di ricerche per un documentario sugli adolescenti nelle prigioni di uno dei paesi più popolati al mondo. La steadycam segue i piccoli protagonisti tra i meandri infernali di un quartiere sottoproletario, un labirinto di dedali bui, sporchi e popolatissimi da cui si riesce ad evincerne gli olezzi marci, gli odori di cibo stantio, di fogna a cielo aperto, di igiene totalmente assente. Diokno regala un “orizzonte” secco e destabilizzante dell’arcipelago a sud di Taiwan con il suo Engkwentro, traducibile in Lo scontro. Scontro tra baby gang dedite al traffico di droga, alla prostituzione, all’omicidio a sangue freddo. Ne cura personalmente sceneggiatura, produzione, si mette lui stesso dietro il cineocchio della macchina da presa, tra i vicoletti brulicanti destini affondati nella melma. Il riso e le teste di pesce come unico pasto di madre e figlia, prostitute nella baracca, la droga a 12 anni per scappare almeno con la mente da luoghi tanto disperati. La steadycam cattura nelle sue striscianti, adrenaliniche corse tra i vicoli con muri di compensato e cartone volti di bambini cresciuti troppo presto, vittime di violenze quotidiane. Il tutto ispirato da storie vere, come la gang dei Batang Dilim - i Bambini della notte – composta da ragazzini con la pistola facile, in contrasto con la gand di coetanei della Nuova Luna. Una rivalità che vuole dire vita o morte e che mette uno contro l’altro due fratelli. Come i galli del Renzo manzoniano, i poveri e derelitti continuano, tra le pieghe sotterranee della Storia, a combattere tra di loro, giocando involontariamente per la stessa oligarchia che li schiaccia come scarafaggi.
Nell’ora del film l’effetto delle riprese a mano fanno sentire il loro peso specifico anche in negativvo, appesantendo la scena interna, il quadro narrativo con movimenti continui e nervosi. Pessimamente dirette, duole segnalarlo, le riprese senza mordente dei pestaggi tra i giovani delle gang. Non da cineteca anche le riprese notturne dello scontro da cui il titolo all’opera, scene che costitutiscono lo spicchio finale ma che risultano noiose nella loro violenza più percepita con il sonoro che mostrata con le immagini. Il buio inghiotte tutto, ma troppo, perché possa essere intelleggibile e qui resta il grande dubbio dell’operazione, pur sottolinenando il grande coraggio del regista – che avrebbe bisogno di un supporto anche politico maggiore – che denuncia al mondo l’aberrante condizione dei poverissimi delle Filippine.
Un film che denuncia le 814 morti in un anno compiute dalle famigerate Squadre della Morte al soldo non ufficiale di un governo che fa della sparizione fisica l’arma di contrasto alla microcriminalità, alla povertà imperante, al disagio giovanile. Bambini di strada, piccoli spacciatori di shabu, giovani prostitute: nessuno può sentirsi davvero sicuro in un paese dove le radio trasmettono canzioni patriottiche che inneggiano a una “nuova alba” e prevedono l’omicidio dei criminali come soluzione ad ogni male. Nessuna speranza è alle porte, in un paese in cui la ricerca della felicità sta tutta nella lotta per la sopravvivenza.
(Engkwentro - Clash) Regia, sceneggiatura, produzione, operatore alla mdp: Pepe Diokno; fotografia: Emman Pascual; scenografie: Leeroy New; interpreti: Celso Ad Castillo, Felix Roco, Zyrus Desamparado, Daniel Medrana, Eda nolan, Bayang Barrios; produzione: Cinemalaya; origine: Filippine, 2009; durata: 61’; webinfo: Sito web originale del film
