Allacciate le cinture

Film sul corpo, sulla malattia, su quanto forte e d’aiuto può essere l’amore. Firma Özpetek e quindi anche film sul tempo, a dire del regista la vera ossessione del suo cinema. Musica e colori, amore e dolore, piani sequenza e famiglie non omologate. Voglia di stringersi e poi, si ride e si piange, almeno questa è l’intenzione dell’autore, pronto ad inserire l’alleggerimento se lo spettatore potrebbe averne abbastanza. Il regista più apolide del nostro cinema ritrova l’amica penna di Gianni Romoli (anche produttore) e insieme ci ricordano una volta di più come la vita sia una girandola di emozioni e il vento cambi spesso, dal caldo al freddo è un attimo, per quanto tu possa impegnarti o provare a controllare, arriva presto o tardi il momento in cui non ti resta che sperare, o piangere, o pregare, se credi in qualche Dio. Poi quando tutto sembra perso arriva una risata, o una canzone, o l’abbraccio di un affetto, a dirci che la vita è così, e se l’accetti per quello che è può anche essere bella. Allacciate le cinture vuol dire matematici i momenti della tempesta e della paura per chiunque. E’ la Storia di un gruppetto di stupendi giovanotti, etero tutti tranne Fabio (Filippo Scicchitano), immersi in una bellezza leccese di inizio 2000 catturata con eleganza dal regista nato ad Istanbul. Tra loro deflagra un grande amore tutto fisico: si rapiscono a vicenda Elena (Kasia Smutniak) e Antonio (Francesco Arca), che da dirsi avrebbero pochissimo (ragionando per estrazione sociale e per caratteri) ma questo è un film sul corpo, abbiamo detto, e allora senza parlare eccoli pigliarsi e spogliarsi, mentre i telefonini squillano e loro capiscono che non è soltanto un flirt. Poi il gruppetto si dissolve, le relazioni inautentiche scompaiono (Fabio/Scicchitano rimane) e il film balza all’improvviso ai giorni nostri, raccontando Antonio ed Elena ormai genitori stanchi con bollette, pensieri e corna (di lui). Potrebbe sembrare un amor morto, ma il grande sentimento è ancora vivo. Ce ne accorgiamo quando la vita di Elena cambia tremendamente. Cancro, serio, con la chemio ed i ricoveri. Ecco il melodramma che prova a scendere nel dolore e nel profondo della vita. Ecco i temi forti già toccati dal regista che ama Almodovar e Sirk, che però si chiama Özpetek ed è più che mai se stesso oggi, nel bene e nel male, con una pennellata sua gustosa, d’autore commerciale e unico, mai potente come quella dei grandissimi, con personaggi dal gusto saporito ma anche loro non nutrienti come certi dei grandi maestri. Non temano i fans del regista: ce ne è abbastanza per parlare di film ozpetekiano. Anzi moltissimo.
Regia: Ferzan Özpetek; Sceneggiatura: Gianni Romoli, Ferzan Özpetek; Fotografia: Gian Filippo Corticelli; Montaggio: Patrizio Marone; Interpreti: Kasia Smutniak, Francesco Arca, Filippo Scicchitano, Carolina Crescentini, Francesco Scianna, Elena Sofia Ricci, Carla Signoris, Paola Minaccioni, Giulia Michelini, Luisa Ranieri; Produzione: TILDE CORSI E GIANNI ROMOLI PER R&C PRODUZIONI E FAROS FILM CON RAI CINEMA; Distribuzione: 01 Distribution
