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Angel (Conferenza stampa)

Pubblicato il 5 ottobre 2007 da Fabiana Proietti


Angel (Conferenza stampa)

E’ nella splendida cornice di Palazzo Farnese che ha luogo l’incontro con François Ozon e Michael Fassbender, l’attore protagonista della sua ultima fatica, il mélo che più mélo non si può: Angel.

Ma prima di entrare nel vivo del dibattito sulla pellicola, affascinante ma controversa, come del resto ogni tappa del cinema del regista francese, i dati riportati dall’addetto della Teodora Film, che distribuisce l’opera di Ozon, lasciano alquanto inquieti.
Angel, secondo i loro calcoli, sarà infatti l’unico film europeo ad uscire nelle nostre sale nel mese di Ottobre. Emerge così il quadro di un mercato invaso da pellicole americane in cui il cinema italiano figura solo per le produzioni sostenute da colossi come 01 e Medusa.
Un sistema che, alla ricerca dei grandi numeri, dimentica e ostracizza gli indipendenti e il cinema d’autore, tanto che sarà sempre più difficile avere sui nostri schermi i film orientali che trionfano invece nei festival – spesso riportati alla luce soltanto nei cineclub e nei circuiti d’essai – ma anche pellicole, come quelle del regista francese, che pur rientrando in un contesto autoriale non rinunciano ad un appeal verso il grande pubblico. Ma veniamo ora al dibattito sul film

Il film è tratto da un romanzo di Elizabeth Taylor. Cosa le è piaciuto di questo libro?

Quando ho letto il romanzo ho subito pensato che sarebbe stato il materiale ideale per una saga sulla scia dei melodrammi degli anni ’30 e ’40. Il personaggio di Angel mi ha colpito profondamente, amo soprattutto che attraverso questa figura di giovane donna pronta a tutto pur di avere fama come scrittrice, sia possibile raccontare la contemporaneità e le giovani donne di oggi, con i loro sogni di celebrità e successo.

Lei ha lavorato più spesso con attrici che con attori e in generale al centro dei suoi film ci sono sempre personaggi femminili. Come mai questa spiccata preferenza?

Credo che per me sia più facile parlare delle donne perché la distanza che inevitabilmente c’è fa acquisire lucidità al mio racconto, permettendomi di esprimere emozioni che altrimenti non riuscirei a portare alla luce, mi fa dire cose più profonde, come nel caso di Sotto la sabbia, dove la difficile elaborazione di un lutto passa attraverso il personaggio di Charlotte Rampling.
In più, confesso di lavorare con maggior piacere con le attrici perché riescono a lasciarsi andare più dei loro colleghi uomini, e spesso, le considero più intelligenti

E Michael Fassbender, da attore, come risponde a questa affermazione?

M. F. Io non farei distinzione di sesso, gli attori e le attrici sono prima di tutto persone…e poi non dimentichiamoci dei più grandi attori di sempre: Robert De Niro, Al Pacino, Gene Hackman…Meryl Streep! (inserisce la Streep come unica donna in una folta schiera di uomini ndr)

Sembra che nel suo film tutto sia imperniato su un distacco ironico dalla storia e dai personaggi, evidente anche alla citazione del grande cinema hollywoodiano, a livello non solo tematico ma anche tecnico. E’ una sensazione giusta?

Per me trovare la giusta distanza dal personaggio è stato fondamentale per sottolinearne anche gli aspetti più deboli. Si è creato verso Angel una sorta di amore/odio – per me come per l’attrice che l’ha interpretata, Romola Garai – così che questa distanza ha aiutato a evidenziarne anche gli aspetti negativi e grotteschi che le appartengono.

Lei ha detto di trovare le giovani donne più intelligenti. In questo film il personaggio di Angel sceglie la bugia e la creazione artistica come reazione a una realtà scadente. Vuole dire che alle donne intelligenti non resta che la fuga dalla realtà?

Io non parlo di tutte le donne, ovviamente. Parlo di una donna, Angel, che sceglie questa strada per sfuggire a una vita che non la soddisfa per poi scoprire che comunque quel successo a cui aveva aspirato non la metteva al riparo dall’infelicità. E’ proprio questo elemento effimero del successo che mi ha attratto nella storia

Rispetto al libro come sono cambiati i personaggi durante la stesura della sceneggiatura?

Nel libro i personaggi erano guardati in maniera impietosa: Angel era brutta, Nora, che l’amava, era una figura nell’ombra, anche lei brutta, aveva persino i baffi! Ed Esmé, era solo un pittore senza talento che sposava Angel per i suoi soldi.
Nel film ho dovuto apportare necessariamente dei cambiamenti, prima di tutto perché è impossibile mostrare un personaggio esteticamente brutto al cinema, si perde qualunque identificazione. Per Angel mi sono ispirato a Rossella O’Hara, quando c’è la bellezza si crea un rapporto di amore/odio tra il personaggio e il pubblico. Romola Garai ha questo volto sicuramente bello, a volte intenso a volte banale, e trovavo molto interessante questo contrasto.

Una domanda per entrambi: un tempo erano gli americani a riadattare per il cinema i grandi romanzi francesi, ora pare accadere il contrario (anche la Lady Chatterley di D. H. Lawrence sta per essere esplorata dal cinema francese, ndr) Qual è la sua percezione del fenomeno?

M. F.: Non farei certe distinzioni, le persone sono uguali in tutto il mondo. Possono cambiare i problemi dell’impostazione ma gli scopi sono e rimangono gli stessi. C’è sicuramente una differente mentalità tra gli inglesi e popoli più ‘latini’, gli inglesi tendono a trattenere le emozioni dentro di sé, a non esternare i proprio sentimenti, questo sì, ma a parte le barriere linguistiche sono sempre riuscito a capire cosa volesse da me François, cosa dovessi esprimere e poi del resto, questo impaccio degli inglesi non mi riguarda…io sono irlandese! Scherzi a parte, mi è piaciuto affrontare un ruolo che esprimesse bene la condizione dell’artista nella società edoardiana.

F.O.: Semplicemente, ho preso in considerazione l’adattamento francese del romanzo ma mi sono subito reso conto che non sarebbe stato possibile. E’ una storia che non può che svilupparsi nella società e nella cultura inglesi, corrisponde a quel tipo di letteratura, si ispira alla figura di Marie Corelli e in Francia non c’erano scrittrici del genere.
Poi, certo, la fedeltà all’ambientazione è stata mantenuta più nella prima parte – ambientata a Norly, con le case di mattoni rossi e la drogheria della madre di Angel – che non successivamente quando gli omaggi alla Hollywood degli anni 30 e 40 hanno comportato un cambiamento di stile.

Ha avuto problemi nel trovare i finanziamenti per Angel?

All’inizio no, i produttori erano entusiasti perché nel progetto doveva essere coinvolta Nicole Kidman, che si era detta disponibile per il ruolo di Angel. Ma in fase di scrittura mi sono accorto che Nicole era troppo vecchia per poter essere credibile nel ruolo di una ragazzina con le trecce, come è Angel all’inizio della pellicola. Allora ho pensato di scegliere un’attrice sconosciuta ma i produttori non hanno certo gioito per questa decisione. Si è imposta allora la necessità di ridurre il budget e ci sono riuscito girando la parte ambientata a Norly in Belgio.

Che pubblico spera di trovare per la sua opera?

Io spero sempre che i miei film siano leggibili a più livelli. C’è sempre un ulteriore significato, una seconda lettura possibile ma resta pure sempre una storia raccontata. Mi auguro che Angel raggiunga un grande pubblico e che ognuno vi legga quello che vuole


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