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Animals

Pubblicato il 10 novembre 2012 da Nicola Lazzerotti

VOTO:

Animals

Oggetto ambiguo questo Animals di Marçal Forés, un film più giovane (nel senso più squisito del termine) nei desideri che giovanile nell’esito, commistione di volontà e di esigenze narrative che stridono, forse un po’ troppo, con una messa in scena che si perde tra una rappresentazione spesso dura e una generale evanescenza che lascia sfumare eccessivamente il senso del film.
I toni cupi e un’intima anima nera fanno eco e ridondanza a una rappresentazione che vuole essere, con un atteggiamento forse eccessivo e tutto sommato presuntuoso, il segno dello sconforto e della solitudine adolescenziale. Perché se è vero che è presente la voglia di esprimere uno stile raffinato è altrettanto vero che la resa resta poco efficace, e a tratti sconfortante nella banalità di scegliere la centralità della solitudine come oggetto immanente dell’animo umano.
Il protagonista legato ad una proiezione mentale, il suo amico orsetto immaginario, è incapace allora di crescere e di separarsi dall’adolescenza, per affrontare la nuova stagione della vita.
Il sesso, desiderato e negato allo stesso tempo, è la metafora più evidente, e forse più scontata, di questa incapacità di maturare, e con esso le ferite auto inflitte come simbolo, ancora più definitivo, del dolore e della difficoltà ad approcciare a questo nuovo momento della vita. Un protagonista disadattato, incapace di rispondere alle istanze esistenziali, è laconicamente lasciato indietro dal mondo, o dalla sua rappresentazione più terrena: gli amici e gli affetti che andando avanti gli chiedono, inutilmente, d’essere seguiti. Un mondo indifferente alle miserie umane, gli animali che osservano incuranti lo scorrere degli eventi.
Ma a banalizzare il tutto è la scelta dell’autore di mostrare personaggi stereotipati e fin troppo abusati dal genere. L’indifferenza del protagonista al vivere comune, un certo look indie, personaggi tratteggiati come hipster metropolitani della peggior specie, questo certifica solo quella volontà vecchia e stantia di ricerca del diverso che si rivela troppo soventemente scontata.
L’atmosfera un po’ “twilighteggiante” e un po’ “Donnie Darkiana” rafforza ancor di più questa sensazione di “già visto”, come se gli autori, fin dal principio, rinunciassero alla ricerca di qualcosa nuovo per adagiarsi su un comodo, e (per nulla) rassicurante esito. La scelta poi del bilinguismo come viatico per una universalità della narrazione fa sorridere, per l’inconsistenza dell’operazione che sancisce come il desiderio troppo spesso non coincida con l’esito.


CAST & CREDITS

(id.); Regia: Marçal Forés; sceneggiatura: Marçal Forés, Enric Pardo, Aintza Serra; fotografia: Eduard Grau; montaggio: Jordi López, Elena Ruiz, Bernat Vilaplana; musica: Natalie Ann Holt; interpreti: Oriol Pla (Pol), Augustus Prew (Ikari), Roser Tapias (Laia); produzione: Escola Superior de Cinema i Audiovisuals de Catalunya (ESCAC), Escándalo Films S.L., ICF Institut Català de Finances; origine: Spagna, 2012; durata: 91’


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