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Anni Felici

Pubblicato il 8 ottobre 2013 da Edoardo Zaccagnini
VOTO:


Anni Felici

Stavolta gli anni ’70 più che vederli li senti. Se in Mio fratello è figlio unico era un po’ come stare su un treno a veder scorrere la Storia, stavolta avverti solo la pressione del presente addosso ai personaggi, ma di grandi eventi, per esempio, o fatti storici filmati, nulla o quasi. Ti devi accontentare di un cartellone da campagna elettorale su cui leggi che "Le vedove Cervi votano no!". Il riferimento è al Referendum sul divorzio del maggio del ’74, momento in cui di fatto si apre quest’ultima fatica di Luchetti, commedia drammatica sulla famiglia, la terza in pochi anni, una specie di sottile trilogia ottima per il grande pubblico che cerca buon cinema italiano. E’ un po’ quello che accadeva recentemente per due film italiani recenti e diversissimi da questo, entrambi "giovani" e decisamente belli: L’intervallo di Leonardo Di Costanzo e Salvo di Antonio Piazza e Domenico Grassadonia. Là si raccontava una storia privata e chiusa in un ambiente strettissimo, apparentemente stagno rispetto al mondo esterno. Ma nello stesso tempo si avvertiva enorme la pressione del contesto culturale limitrofe: la camorra e Napoli nel primo film; una certa Palermo e la mafia nel secondo. Insomma, i tre film hanno in comune un fuoricampo protagonistissimo, ed è insolito e interessante nel cinema italiano, che spesso usa il paesaggio in maniera eccessivamente didascalica. Bene, punto a favore di Anni Felici, nel quale sono i personaggi con la loro vita addosso a descriverci bene i loro anni. Sono i loro dubbi, le loro paure e i loro desideri a costruire una relazione intelligente con la Storia. Aiutati anche dalle valide interpretazioni di chi gli presta corpo e voce: Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti, già marito e moglie tempo fa per il nostro cinema moderatamente d’autore. Dove? In Questione di cuore di Francesca Archibugi, anche lì in romanesco solo che ai giorni nostri. Detto ciò Luchetti mescola grande Storia ed autobiografia, non sappiamo in quale percentuale, e poco ce ne importa, quel che conta è che il film - scritto dagli ormai fidati Rulli e Petraglia - sia capace di coinvolgere e a tratti emozionare. Certe sfumature delle figure umane tratteggiate danno spessore ai personaggi, che per quanto se ne dica rimane la cosa più preziosa e più difficile di un film. Questo vale anche per quelli di contorno, tutti ribelli allo stereotipo, quasi opposti. Il critico d’arte su tutti, con la faccia da delinquente eppure chiaro, onesto, innamorato del proprio mestiere e capace di un interessante, costruttivo e comprensibile (a tutti) dialogo con l’artista. E’ un melodramma familiare, Anni felici, sul quale soffia il vento di un tempo che desiderava soprattutto libertà e cambiamento, e che troppo spesso ha incrociato la violenza. Anni felici è un film vivace, gustoso, divertente e teso, colorato e con le canzoni dentro. E’ il cinema del bravo Daniele Luchetti.


CAST & CREDITS

Regia: Daniele Luchetti; sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Caterina Venturini, Daniele Luchetti; fotografia: Claudio Collepiccolo; montaggio: Mirco Garrone, Francesco Garrone; musica: Franco Piersanti; interpreti: Kim Rossi Stuart Micaela Ramazzotti; Martina Friederike Gedeck Helke, produzione: RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI, MARCO CHIMENZ PER CATTLEYA, RAI CINEMA; distribuzione: 01 DISTRIBUTION


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