X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Qualcosa nell’aria

Pubblicato il 17 gennaio 2013 da Giampiero Francesca


Qualcosa nell'aria

Impossibile et pourtant là. Utopico e al tempo stesso reale, cinema e memoria di un (post) ’68 francese vissuto in prima persona e oggi ricordo (quasi) patinato. Impossibile, come l’eterna gioventù dei protagonisti, sognatori e amanti (tanto quanto gli adolescenti di Bertolucci e Garrel), eppure reale, immagine congelata nelle cicatrici di una generazione. Apres Mai (titolo originale del film), ovvero dopo il maggio, dopo le barricate, dopo gli scontri e le concitazioni, ma anche dopo la lotta, il terrorismo, il riflusso; dopo la storia, oggi, il ricordo. Olivier Assayas, autobiografico protagonista, torna lì dove Bertolucci aveva lanciato la sua ultima molotov, sulle strade di un ’68 ormai crepuscolare, quasi già alba della nuova eversione.

Formidabili quegli anni. Prima che i sogni rivoluzionari implodessero nella violenza, prima che la disillusione e il disincanto uccidessero ogni ideale, prima, era il ’68. Epoca magica, di errori e crescita, per una generazione di figli, borghesi, in lotta contro i loro padri. Ma Apres Mai, passato il maggio, i figli, troppo figli, come ammise Bertolucci, non son diventati a loro volta padri, rimasti ostaggio di un tempo ormai sempre più lontano. Un eco malinconico e doloroso che, già nei primi anni ’70, appannava le vite di Gilles e dei suoi compagni.

Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti, giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s’ è perso o no a quei party..., cantava Francesco Guccini.

Non potevano essere le droghe, l’LSD, le allucinazioni il rimedio a questa incolmabile insoddisfazione, non la violenza, le armi, gli attentati. Solo l’Arte, la pittura, la scrittura, il cinema. Come se una rivoluzione ormai inattuabile per le strade fosse stata inghiottita e assimilata, trasformata in personale insurrezione, moto d’animo e di spirito. Così, come Matthew, volta le spalle alla guerriglia e sceglie, giovane Bertolucci, la via dell’arte, allo stesso modo Gilles abbandona la sua stessa terra per i set di un cinema, nuova frontiera in cui affrontare la sua battaglia. Un cinema e un’arte che siano dunque, al tempo stesso, campo di battaglia per una rivoluzione personale, mezzo per diffondere quel che resta di un ormai flebile ideale, e, oggi, documento di fedele memoria. Un’arte cui Assayas affida questo compito in modo esplicito, quasi sfacciato. Così sono le parole di Gilles che ripudia un cinema rivoluzionaria ancora legato al "linguaggio della borghesia", così è la ricerca di una nuova pittura di Alain, vagabondo cittadino del mondo insieme ad Alighiero Boetti, così il suo stesso, intero, Qualcosa nell’aria, cinema più asciutto e reale proprio perché testimonianza, memoria.

Non parto non resto. È in questo limbo che sembra ancora imprigionata la generazione sessantottina, imbrigliata dai suoi stessi sogni, dai suoi ideali, dal un ricordo così idilliaco e sentimentale. Come se la realtà da allora fosse stata sospesa, per chi, come Gilles/Assayas o Matthew/Bertolucci, estraniatosi dalla lotta, ha scelto la via della contestazione artistica e intellettuale. Indulgenti verso se stessi e verso gli errori del passato, rifugiati in un utopia che non esiste più, come se l’oggi non dipendesse da ieri.


CAST & CREDITS

(Après mai); Regia e sceneggiatura : Olivier Assayas; fotografia: Eric Gautier; montaggio: Luc Barnier; interpreti: Lola Creton, Clement Metayer,  Carole Combes, ;  distribuzione: Mk2 Productions; origine: Francia, 2012;  durata: 122’


Enregistrer au format PDF