Assault on precint 13

E’ difficile mantenersi obbiettivi di fronte a questo film senza tener conto del capolavoro assoluto di cui è il remake: Distretto 13 le brigate della morte di John Carpenter. Opereremo quindi una scissione, da una parte si discuterà di questo film, dall’altra del suo rapporto con l’omonima fonte.
Va detto, innanzi tutto, che il film non è brutto, specie se rapportato allo standard della produzione di action-movies di oggi, ma andiamo per gradi... Detroit, ultimo giorno dell’anno durante una tempesta di neve dei poliziotti e dei criminali si trovano assediati all’interno di un distretto di polizia, il 13 per l’appunto, da un gruppo armato che vuole uccidere Marion Bishop (Laurence Fishburne ), uno dei criminali detenuti. Solo l’unione dei due gruppi, capitanati dallo stesso Bishop e da Sgt. Jake Roenick (Ethan Hawke), permetterà loro di sopravvivere all’assalto del nemico comune. Il film ha dalla sua molti spunti interessanti, prima di tutto l’atmosfera cupa, metallica, isolata, creata da un’ambientazione industriale e desertica, dove ogni punto di riferimento visivo è nascosto e l’immagine è saturata dal bianco candido della neve. Altro elemento di cui si deve tener conto è l’uso che viene fatto del suono, che è sempre ruvido e realista come il rumore delle pallottole o della neve calpestata. Tutto questo crea, infatti, nello spettatore una sensazione di fastidio. Fastidio che è aumentato dalla messa in scena della morte, dove quasi tutti sono assassinati per colpi inferti alla testa, come a rafforzare quel senso di ineluttabilità della morte stessa. Molti sono i punti di contatto con il film di Carpenter, ma tutti sono tesi a rompere con il modello. Infatti, lì dove nell’originale veniva a manifestarsi una solida amicizia virile tra il poliziotto e il criminale fondata su un senso etico morale di solidarietà e rispetto, qui l’amicizia, se così si può chiamare, scaturisce solo da un’esigenza di sopravivenza. Ma, ancora, se nel primo film vi era un’attrazione tra la segretaria e il malvivente spinta da un senso di ammirazione e di eroismo, nel remake di Jean-François Richet, l’attrazione si limita al solo desiderio sessuale. Lì, dove nell’originale l’assassinio della bambina era inaspettato e frastornante, nel secondo l’omicidio della donna è accuratamente studiato per colpire e creare un malessere forte.
Curiose, poi, alcune variazioni rispetto all’originale: in primis l’inversione dei ruoli dal punto di vista razziale (nella prima versione infatti il poliziotto era nero e il criminale bianco) in secondo luogo, la scelta dei nomi (qui il malvivente prende il nome del poliziotto del primo film, sparisce completamente il nome di “Napoleon Wilson”) come a voler dire che l’eroismo e certi tipi di uomini non ci sono più.
Chiaro è l’intento del regista che confeziona sicuramente un’opera interessante e che vuole aggiornare le tematiche presenti nel film di Carpenter, per attualizzarle; peccato però per la recitazione degli attori che non è mai enfatica quanto dovrebbe e penalizza non poco il film.
Regia: Jean-François Richet; soggetto: John Carpenter; sceneggiatura: James DeMonaco; fotografia: Robert Gantz; montaggio: Bill Pankow; Musiche: Graeme Revell; interpreti: Ethan Hawke, Laurence Fishburne, Maria Bello, Gabriel Byrne, Drea de Matteo, John Leguizamo; produzione: Rogue Pictures; distribuzione: Cdi; oringine: USA/Francia; Anno: 2005
