Attacco al potere - Olympus Has Fallen

Da sempre le opere hollywoodiane sono state concepite con l’impellente necessità d’interpretare i sentimenti e le esigenze del pubblico americano, cercando individuare gusti, simpatie e, soprattutto con essi, le paure più insidiose e profonde della nazione più potente al mondo.
Nell’incipit di Crimini invisibili di Wenders, il protagonista Bill Pulman raccontava della sua paura di bambino del nemico russo che veniva dal mare. Il regista tedesco, con una raffinata analisi, esponeva il punto di vista europeo sulla "fine della violenza" (titolo originale, ndr) americana e individuava nello stato centrale e nelle manie di controllo di un grande occhio onnisciente il nuovo nemico contrapposto al vecchio terrore sovietico. Riproducendo il concetto di una società che specchiandosi guarda la sua un’immagine riflessa lontana, sfuggente, mutata. Superando in maniera radicata ed esplicita le vecchie paure (cinematografiche) di un pubblico figlio della guerra fredda e impreparato ad un nuovo assetto politico internazionale.
Gli anni 90 segnarono proprio questo sentimento, nel suo Nemico pubblico (Enemy of the State), Tony Schott (un altro europeo in fondo) un anno ribadiva quest’idea e in televisione imperavano serie come X-Files, che erano portatrici di quest’idea di nemico, cioè oppositore, dello Stato.
Gli Anni 80 con le sue albe rosse e i suoi Rambo erano ormai svaniti, superati. E già nel primo trailer di Goldeneye (1995) si poteva osservare che, con brillante intuizione, le scritte evocavano questo senso di smarrimento, opponendo ai nuovi sconosciuti nemici un nuovo Bond. Ma se gli anni 90 erano dunque il primo stadio di questa trasformazione, è ovvio che l’11 settembre segna una nuova coordinata temporale, un nuovo punto di partenza per delle analisi su un nemico lontano e sconosciuto, ma assolutamente presente a cui contrapporsi e su cui tanto è stato detto e scritto.
Hollywood a distanza di oltre una decade dal 2001, esaurite le vene creative proposte al suo pubblico, per cercare nuovi nemici fa quello che ha sempre fatto, guarda a se stesso e alla sua storia.Rispolverando deciso le vecchie ataviche paure di un nemico lontano e sconosciuto.
Ed è in questo contesto che va ad inserirsi, dunque, l’ultimo lavoro di Fuqua. Questo 2013 segna infatti l’uscita, quasi in contemporanea, di film significativi per questo discorso: White House Down, il remake di Alba rossa e ovviamente questo Attacco al potere - Olympus Has Fallen. Ma se durante la guerra fredda le storie narrate erano figlie di un sentimento sostanzialmente reale, oggi il nuovo nemico, la Corea del Nord, non sembra capace di risvegliare fattivamente quelle paure. L’antagonista non è semplicemente all’altezza. Allora riamane una sorta di insussistenza e tutte queste nuove storie restano prive di quella portata fondamentale, e per questo mancanti in partenza.
Fuqua ritorna all’action più pura, ad un genere che sa gestire meglio, dopo la parentesi più autoriale e meno riuscita di Brooklyn’s Finest.
E lo fa con un film che nella sostanza non aggiunge nulla di nuovo alla riflessione sul genere, anzi replica modalità rappresentative scontate. Sostanzialmente l’idea dell’uomo giusto al posto giusto, un guerriero fuori dal comune che vive un senso di colpa ingiustificato e che lotta per redimerlo, spinto da un’integrità e da un’etica intransigente del suo lavoro e dal più profondo amor di patria.
Determinante la violenza, che nella messa in scena, diventa insolitamente più esplicita e spesso gratuita, non per un discorso morale, che sarebbe assolutamente fuori luogo, ma per lo sviluppo della narrazione che appare dunque ridondante e noiosa. L’autore ruba continuamente dall’immaginario del genere senza mai inserire però un’adeguata personalità, come l’unità di luogo dove si svolge praticamente l’intera vicenda. La Casa Bianca: luogo che detiene i destini del mondo e che li concentra in esso amplificando quell’idea di claustrofobia e di centralità che sono tipici di questi film, ma che qui sono solo mostrati e mai adeguatamente approfonditi. Un film in sostanza, involuto e poco interessante. Incapace, in sostanza, di intrattenere, che in fondo sarebbe il minimo richiesto.
(Olympus Has Fallen); Regia: Antoine Fuqua; sceneggiatura: Creighton Rothenberger e Katrin Benedikt; fotografia: Conrad W. Hall; montaggio: John Refoua; musica: Trevor Morris; interpreti: Gerard Butler (Mike Banning), Aaron Eckhart (President Benjamin Asher), Morgan Freeman (Trumbull), Finley Jacobsen (Connor); produzione: Millennium Films, Nu Image Films; distribuzione: Notorius Pictures; origine: U.S.A., 2013; durata: 120’
