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Attack the Block

Pubblicato il 30 maggio 2012 da Luca Lardieri
VOTO:


Attack the Block

Joe Cornish, il quarantatreenne sceneggiatore di Tintin: Il segreto dell’unicorno, fa il suo esordio alla regia con Attack The Block e lo fa confezionando un film piacevole e divertente dai fortissimi colori e gusti retrò. Un film pieno di citazioni a metà strada tra cinema americano anni Ottanta e cinema europeo contemporaneo che dona alla pellicola una dimensione a metà strada tra fantascienza, commedia e film sociale che non solo conquista per originalità e freschezza ma soprattutto rende la visione del film godibile sia ad un pubblico giovane che meno giovane.
Nella notte di capodanno di un anno imprecisato, in un quartiere periferico del sud di Londra, una banda di piccoli teppistelli intorno ai 15 anni si trova a dover fronteggiare una guerra senza esclusione di colpi contro un esercito di mostruosi alieni. Moses, leader della banda, e compagni devono difendere il loro quartiere. Nessuno può invadere il loro territorio.
Tanti i film citati e i maestri omaggiati da Cornish. Si passa dai Gremlins di Joe Dante a I Goonies di Richard Donner, da I guerrieri della notte di Walter Hill a Distretto 13: le brigate della morte ma anche L’odio di Mathieu Kassovitz e il cinema di Ken Loach, riuscendo comunque ad essere originale e presentando uno stile interessante e che, qualora questa carriera registica dovesse continuare, sarebbe facilmente riconoscibile. Lo humour british di cui è intrisa quest’opera, che ha la stessa matrice di quella del primo episodio di Tintin, arriva sempre con intelligenza, sdrammatizzando i momenti più carichi di tensione senza voler banalizzare il contesto nel quale si svolge la vicenda. Bambini/delinquenti che sembrano essere quasi costretti a dover crescere in fretta. Famiglie disgregate o genitori assenti che sono lo specchio di una società che emargina la periferia ed i suoi abitanti. Lo sguardo di Cornish è lucido e mai mosso da pietà o compassione. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che lui stesso è cresciuto nella periferia di Londra (dove vive ancora oggi) e che nel corso degli anni si è trovato a vivere ben quattro "Riot", compreso quello accaduto l’estate scorsa. Gli alieni sono solo un pretesto che serve allo sceneggiatore/regista per mostrare l’altro volto di gente troppo spesso (e troppo presto) etichettata come poco di buono e scansa fatiche. Alieni senza occhi (realizzati in puro stile 80’s) che seguono le proprie prede armati di denti aguzzi e olfatto sopraffino e che senza troppi fronzoli ci hanno dato la possibilità di conoscere un probabile protagonista del cinema europeo e non solo. Intelligentissima l’idea di sopperire alla mancanza di soldi e di conseguenza alla possibilità di utilizzare effetti speciali troppo costosi, realizzando delle tute nere fatte indossare a provetti stuntmen e successivamente modificate in post produzione con l’aggiunta di denti luminosi. Cornish dimostra che anche il cinema di fantascienza europeo può competere con quello di Hollywood. Ciò che serve non sono i soldi, ma una buona sceneggiatura, volontà e ingegno nel superare difficoltà tecniche e soprattutto l’ausilio di una cinefilia sopraffina che possa portare ad omaggiare il cinema fantascientifico di tutto il mondo e l’ottima tradizione british in materia.
Un film che affascina, distribuito in Italia l’anno prossimo dalla Filmauro. Non resta che aspettare sperare che il botteghino ripaghi adeguatamente uno degli esordi più brillanti degli ultimi due anni.


CAST & CREDITS

(id.); Regia e sceneggiatura: Joe Cornish; fotografia: Thomas Townend; montaggio: Jonathan Amos; musiche: Steven Price; interpreti: Nick Frost, Jodie Whittaker, John Boyega, Luke Treadaway; produzione: Studio Canal, Film4, UK Film Council, Big Talk Productions; distribuzione: Filmauro; origine: UK/Francia, 2011; durata: 88’.


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