Bam gua nat (Night and day) - Torino Film Festival 2008 - Fuori Concorso

Hong Sang-Soo, uno dei più importanti esponenti del cinema coreano contemporaneo, facente parte della generazione di registi nati negli anni ’60 e i cui esordi risalgono agli anni 90’ (come Kim Ki-Duk e Park Chan-Wook ad esempio), presenta a Torino un interessante ed originale riflessione sull’amore. Ancora troppo poco conosciuto in occidente, se consideriamo il successo già confermato degli altri registi citati in precedenza, Hong Sang-Soo sbarca a Parigi per raccontare la storia di un pittore coreano costretto a fuggire dal suo paese per un futilissimo motivo: sorpreso a fumare marijuana l’uomo entra nel panico e si dirige in Francia.
Il lavoro di Hong è concepito come una sorta di diario di viaggio di un coreano in terra straniera, in cui i veri e propri stranieri però sembrano proprio i francesi. Il protagonista incontrerà, nel suo bighellonare per le strade di Parigi, solamente coreani, dal proprietario della pensione in cui alloggia ad una sua ex, da due donne, entrambe innamorate di lui anche se in modo diverso, ad un rifugiato nord-coreano. Ogni singolo personaggio incontrato mette a nudo non solo le debolezze e le fragilità interiori del pittore, ma anche le luci e le numerose ombre della società coreana.
Lo stile registico asciutto, invigorito da poche panoramiche e leggere zoomate oltre a frammenti della Settima di Beethoven, mostrano lucidamente la realtà di un orientale che si trova a fare i conti con la vita in un paese straniero, evidenziando l’indole chiusa e diffidente dei coreani che, nel film in questione, evitano rapporti troppo profondi con i francesi. Hong sembra ricreare una piccola Seoul all’interno di una Parigi troppo grande ed eccessivamente alienante. Il percorso compiuto dal protagonista non è solo reale, fra strade e gallerie d’arte, ma anche metaforico: il sentiero che conduce alla scoperta di se stessi e alla consapevolezza dei propri sentimenti è lungo e tortuoso. A Parigi l’uomo si confronta con se stesso ed è costretto in ogni istante a mettere in discussione il suo rapporto con le donne, sia quelle del passato che quelle del presente.
Le misteriose dinamiche del mondo femminile, tema caro al cinema di Hong Sang-Soo, si riflettono nelle personalità dei numerosi personaggi femminili presenti nel film. La donna è libertà (simboleggiata da quel cielo azzurro pieno di nuvole bianche, soggetto preferito del pittore) e, allo stesso tempo, prigione e causa primigenia di una sconcertante solitudine. Come nell’ottimo The day a pig fell into the well, Hong descrive minuziosamente un individuo perso fra amori in cui possa provare un impossibile senso di sazietà. A Parigi l’uomo si confronta con una sua ex, specchio di un passato (quasi) completamente dimenticato, con il suo presente (la ragazza bella e capricciosa di cui si innamora quasi in maniera infantile) e con il suo futuro, l’amata moglie. Il pittore cerca in ognuno una chiave per liberare se stesso dal senso di apatia generato dal confronto con una società diversa, che fa uscir fuori tutta la repressione e il conformismo insite nella società sud-coreana.
Donne, che fanno del capriccio e delle piccole invidie il loro pane quotidiano, sono “quell’oscuro oggetto del desiderio”, per dirlo alla Bunuel, dei personaggi maschili dipinti da Hong Sang-soo. Come in Virgin stripped bare by her bachelors, il sesso è il chiodo fisso di uomini sempre alla ricerca di una donna quasi irraggiungibile che tende a mascherare le proprie debolezze proprio grazie alla dipendenza che esse stesse generano. Dietro l’apparente felicità di un rapporto di coppia si cela un continuo bisogno di qualcos’altro, di un nuovo amore, di un’altra vita, di una ventata di libertà repressa. La donna è il suo sesso sono quell’origine del mondo che il protagonista ritrova nel celebre quadro di Gustave Coubert. Immensi, incommensurabili misteri.
Ottimo ritorno, dunque, quello di un regista che con il suo stile elegante, ma spesso statico e prolisso, può divertire quanto annoiare, specialmente un pubblico poco avvezzo ad una visione troppo (ci venga concesso il termine generalista) “orientale”. Hong ricalca i suoi temi classici e li ripropone in salsa francese, ora divertendo con sottilissima ironia, ora descrivendo con estrema grazia e personalità il misterioso sentimento dell’amore.
(Bam gua nat); Regia e sceneggiatura: Hong Sang-Soo; fotografia: Kim Hoon-Kwang; montaggio: Hahm Sung-Won; interpreti: Kim Young-Ho (Kim Sung-Nam), Park Eun-Hye (Lee Yu-Jeong), Wang Suj-Ung (Han Sung-In); produzione: BOM FILM PRODUCTIONS; origine: Corea del Sud, 2008; durata: 145’.
