Bangkok dangerous

Joe (Nicolas Cage) è un killer con delle regole rigidissime a cui si attiene scrupolosamente per portare a casa la pagnotta sano e salvo - in tempi di crisi uno s’arrangia come può! Arrivato a Bangkok per l’ultimo lavoro della sua carriera, un quadruplo omicidio, fa la conoscenza prima di un ragazzo, Kong (Shahkrit Yamnarm), e poi della farmacista sordomuta, Fon (Charlie Yeung). Queste due persone cambieranno l’animo di Joe.
I fratelli Pang portano sul grande schermo il remake americano del loro omonimo e più famoso film, e il risultato è decisamente scadente. Sono tante le pecche di questa pellicola a cominciare dal look improbabile, se non addirittura delirante, del protagonista. Nicolas Cage sfoggia infatti l’ennesimo hair-style da antologia, che sembra essere diventato un live-motive ricorrente nella sua carriera. Superando l’effetto straniante dell’imbarazzante parrucchino, il film sembra regalare veramente poco allo spettatore, a partire da una sceneggiatura incongruente e a tratti incomprensibile. Come è possibile accettare credibilmente il cambiamento interiore del protagonista senza una causa plausibile? E se è vero che in certo cinema il realismo non sia necessario è vero pure che senza una decente verosimiglianza tutto il costrutto narrativo si sfalda nella sua fragilità. Se una cosa l’avevamo imparata dai film asiatici sui killer è la profonda e assoluta coerenza morale di questi guerrieri. I turbamenti etici erano, in questo genere di film, frutto di un’agonica sofferenza interiore. In Bangkok Dangerous invece i dubbi morali sembrano essere frutto più del caso ed il film sembra votarsi ad una semplificazione narrativa prevedibile e banale.
A non contribuire alla riuscita dell’opera concorre anche la scadentissima interpretazione di Cage, qui ad uno dei picchi più bassi della sua carriera (e si che ne ha avuti). L’interpretazione del protagonista, tutta pregna di un’enfasi del dolore e dell’ebetismo, e una stentante fisicità non aiutano certo nelle scene d’azione. Sono passati più di dieci anni dal bellissimo Face-off e per Cage è il tempo stato inclemente. Ma non è tutta colpa sua. Buona responsabilità l’hanno anche il duo di registi orientali impegnati ad elaborare scene d’azione articolate (ma quante ne abbiamo viste così negli ultimi anni?) e poco, veramente poco, concentrati sugli attori che, poveretti, sembrano sempre abbandonati a loro stessi. E non è sufficiente la bella scena dell’ultimo assassinio, in cui i fratelli Pang hanno la bella intuizione di rielaborare e mostrare la messa in scena come fosse l’assassinio di Kennedy a Dallas, a salvare il film. Si tratta di un’opera di cui non sentivamo la mancanza e che probabilmente verrà ricordato più per l’espressione vuota di Cage e per la sua improbabile capigliatura che per tutto il resto.
(id); Regia: Oxide Pang Chun e Danny Pang; sceneggiatura: Jason Richman tratta dall’omonimo film dei fratelli Pang; fotografia: Decha Srimantra; montaggio: Mike Jackson e Curran Pang; musica: Brian Tyler; interpreti: Nicolas Cage (Joe), Shahkrit Yamnarm (Kong), Charlie Yeung (Fon), Panward Hemmanee (Aom); produzione: Blue Star Pictures e Virtual Studios; distribuzione: Eagle Pictures; origine: U.S.A. e Thailandia, 2008; durata: 99’
