Basic instinct 2

Roventi amplessi sul letto, sulla scrivania, sul pavimento, scene di sesso saffico da far impallidire anche i più disinibiti, nudi integrali e quant’altro... Basic Instinct 2 ha iniziato a far parlare di sè molto prima dell’uscita nelle sale. Nel bollente trailer una splendida Sharon Stone si lancia in un amplesso che ben poco lascia spazio all’immaginazione. E su questi elementi di scandalo si è basata la promozione del film, con le dichiarazioni sempre più stucchevoli e hard che l’attrice protagonista ha rilasciato a giornali e riviste. "Con gli anni si diventa più sexy e migliori amanti, si è più esperte, più fantasiose, più vogliose e con maggior carisma [...] Dopo i quarant’anni le donne diventano altruiste, non si preoccupano solo di come è sodo il loro sedere, non chiedono solo come sto?, ma come stai? E poi, diciamolo, dopo i quarant’anni si è anche molto più esperte nel sesso orale".
Non è nostra abitudini stroncare film o denigrare il lavoro altrui, ma davanti ad operazioni mercantili come Basic Instinct 2 occorre essere netti e inequivocabili. L’intenzione dei produttori è stata quella di bissare il successo dell’originale, già campione d’incassi e di scandalo. Chi non ricorda la celeberrima scena dell’interrogatorio in cui la fatale Stone, senza slip, accavallava le gambe? Insomma, già all’epoca i temi dell’ambiguità e di una sessualità pericolosa erano offuscati dalla ricerca a tutti i costi dello choc, dello scalpore. Questo seguito, affidato 14 anni dopo alla regia dell’anonimo Caton-Jones, si rivela incredibilmente casto. “Volevo fare qualcosa che fosse radicalmente diverso dal primo Basic Instinct”, ha affermato il regista, “cercando l’equilibrio tra ciò che la gente ha avuto dalla prima volta, facendo qualcosa che fosse così radicalmente diverso da non aver rapporto con il primo film”. L’operazione in realtà è costruita diversamente: stimolare i pruriti sessuali degli spettatori, eccitandoli con una promozione arguta ed efficace; ma tutto il carrozzone pubblicitario è fondato sulla menzogna più assoluta. Altro che film quasi porno, le famigerate scene di sesso, al limite della pornografia, non le vedrete mai: sono state tagliate per evitare il divieto ai minori di 18 anni. Forse non sono state nemmeno girate. Scandalizzare è importante, ma incassare di più. E’ un gioco sottile ma redditizio.
La scena si è trasferita per l’occasione da San Francisco a Londra. E’ qui che Caterina Tramell rimane coinvolta in un incidente nel quale muore un ex giocatore della nazionale inglese; le sue trame perverse prendono di mira David Morrisey, che nei panni dello psichiatra Michael Glass cerca di studiare la personalità della donna, rimanendo risucchiato nella tela di bugie e di seduzione... La trama è complessa, con continui cambi di ambiente, l’inserimento di nuovi personaggi, mentre i sospetti rapidamente si addensano ora su una, ora su un’altra figura. La storia concentra così rapidi colpi di scena da suscitare a volte l’ilarità della platea (in sala più di una volta ci sono state risate generali; non penso che gli autori cercassero questo tipo di reazione). Il risultato è penalizzato da una regia assolutamente anonima, priva del giusto appeal, che raffredda anche le scene più hot. Il ritmo irregolare creato dal montaggio accumula elementi diversi, alternando sequenze da videoclip (vedi scena iniziale) a lunghi piani sequenza; purtroppo la tensione è scarsa, persino nel finale. Non è chiaro, inoltre, perchè le scene torbide vengano solitamente accompagnate da una musica orientaleggiante...
Gli attori cercano di rendere attendibili i personaggi, ma Morrisey è rigido e tutto concentrato su una mimica troppo marcata. Più riusciti i personaggi secondari: Charlotte Rampling interpreta la dottoressa Milena Gardosh, donna forte che rappresenta l’ala rigorosa della psichiatria, e il talentuoso David Thewlis crea l’unico personaggio autenticamente ambiguo del film, l’ispettore Roy Washburn.
E infine c’è lei. Sebbene splendida cinquantenne, Sharon Stone ci ha mostrato il suo sex appell alla soglia dei 50 anni con un cattivo gusto che ci spiazza. Ci ha eccitato maggiormente in Broken Flowers, dove è vera attrice. Qui si riduce a maschera del suo passato, con 14 anni in più, molti film mediocri alle spalle, e il segno inarrestabile del tempo. Non neghiamo l’avvenenza del suo corpo bellissimo (anche se ritoccato chirurgicamente), ma che si costruisca un film per dimostrare ancora il suo divismo. Non si tratta di indignazione intellettuale o morale; constatiamo semplicemente che il cinema, quello che sorprende ed ammalia, sta altrove.
(Basic Instinct 2: risk addiction); Regia: Michael Caton-Jones; soggetto: Joe Eszterhas, Leora Barish, Henry Bean; sceneggiatura: Leora Barish, Henry Bean; fotografia: Gyula Pados; montaggio: John Scott; musiche: Jerry Goldsmith, John Murphy; interpreti: Sharon Stone (Catherine Tramell), David Morrissey (Dr. Andrew Glass), Charlotte Rampling (Milena Gardosh), David Thewlis (Roy Washburn), Hugh Dancy (Michael Tower), Anne Caillon (Laney Ward), Stan Collymore (Kevin Franks); produzione: Moritz Borman, Mario Kassar, Andrew G. Vajna Per C-2 Pictures, Intermedia Films, Sony Pictures Entertainment, Imf, Kanzaman s.a; distribuzione: Warner Bros. Italia; origine: Usa, 2006; web info: Sito ufficiale.
