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Battleship

Pubblicato il 14 aprile 2012 da Nicola Lazzerotti
VOTO:


Battleship

Peter Berg è probabilmente una delle figure più eclettiche del panorama cine-televisivo americano. L’Attore, regista, sceneggiatore, produttore televisivo Berg può essere definito un autore totale, paragonabile, in tal senso, forse solo a un Ron Howard. Un autore totale e per l’eterogeneità del suo lavoro e per i generi che affronta: dalla commedia dolce come il Tesoro dell’Amazonia all’amara come Cose molto cattive; da un war movie come The Kingdom a un teen-sport-drama come Friday night lights (film e serie tv), passando per divertissement come Hancock e, per l’appunto, Battelship.

Berg porta in scena un “giocattolone” e lo fa mostrando una consapevolezza e un autoreferenzialità inusitata e un’autentica ironia di fondo. Per fare un esempio Michael Bay, un autore che ultimamente ha diretto film analoghi, mostra non pochi limiti nei suoi Trasformers, ma soprattutto lascia percepire un distacco verso i suoi film che ha il sapore quasi della vergogna, nella consapevolezza dell’inconsistenza del suo materiale filmico. Berg, invece, riesce a raggiungere una sorta di sobrietà e una specie di raffinatezza che regala un tono decisamente leggero e non così smaccatamente falso, tale da sopperire ai limiti della narrazione stessa. Lo spettatore che si trova di fronte a Battleship riesce, allora, a vivere la visione senza sentirsi vittima di una smaccata farsa. Questo per merito di una regia solida e ferma, che evita ipercinetismi stucchevoli per favorire una resa visiva che spettacolarizza senza annoiare. Se è pur vero che l’autore saccheggia l’immaginario di genere, come la distruzione delle città tipica dei film catastrofici, è vero anche che allo stesso tempo vi si oppone, limitandolo e mostrandolo al minimo, concentrando l’azione sui personaggi. Personaggi che sono centrali nello sviluppo della storia, segnando un ritorno allo sviluppo dei protagonisti contrapposto alla messa in scena dell’azione spettacolare, che sempre più sovente aveva dominato i film di genere negli ultimi tempi.
Attori familiari nella cinematografia di Berg, come il protagonista Taylor Kitsch, il cui personaggio Alex Hopper altro non è che un’evoluzione del protagonista di Friday night lights (la serie tv): Tim Riggins. Uno sbandato, privo di ragioni reali e stimoli di vita, imprigionato in una middle class che l’ha abbandonato a se stesso, con un fratello maggiore come unico punto di riferimento familiare. A guardare bene sono spaventosamente identici i due ragazzi; allora il taglio dei capelli diventa un potente simbolismo che segna l’evoluzione del personaggio, un punto di rottura con il passato dell’eroe dolente e l’inizio di un percorso di sviluppo che trasforma il ragazzo in adulto consapevole. Non c’è in questo alcuna velleità pedagogica, solo l’intenzione di realizzare un modello di eroe lontano dall’idea autodistruttiva e romanticamente fallimentare tipica della teenage generation, in favore di un eroe adulto e necessariamente vincente.


CAST & CREDITS

(id.); Regia: Peter Berg; sceneggiatura: Erich Hoeber, Jon Hoeber; fotografia: Tobias A. Schliessler; montaggio: Colby Parker Jr., Billy Rich, Paul Rubell; musica: Steve Jablonsky; interpreti: Taylor Kitsch (Alex Hopper), Liam Neeson (Admiral Shane), Alexander Skarsgård (Stone Hopper), Rihanna (Raikes); produzione: Film 44, Hasbro; distribuzione: Universal Pictures International Italy; origine: USA, 2012; durata: 131’


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