Re della terra selvaggia

Una palude, galline, maiali, cani e capre che si muovono nel fango in cerca di cibo; capanne, baracche costruite con resti di vecchi prefabbricati, lamiere, cartoni; una diga, che separa questa realtà apocalittica dal mondo moderno, dalle fabbriche, dagli appartamenti, dagli ospedali. Eppure, una bambina rimasta a sopravvivere sola con il padre, ha scelto di vivere in questo deserto di fango.
Contro la natura, che devasta con le sue tempeste le povere abitazioni della comunità di Hushppupy, contro l’uomo che ha costruito l’ennesimo muro per dividere la civiltà moderna dal resto del mondo, contro una civiltà che non è riconosciuta come propria dagli abitanti della palude, molti hanno deciso di combattere. Ed è proprio sulla forza e il coraggio di portare avanti le proprie radici che Benh Zeitlin costruisce l’intenso Beasts of the southern wild. Non bastano infatti le ristrettezze imposte dalla natura e dall’uomo a soffocare la forza positiva e propositiva della gente al di la della diga mostrata con fervente trasporto sin dalle prime inquadrature. La loro orgogliosa battaglia contro tutto e tutti è infatti solo la rivendicazione di un naturale diritto: l’esistenza. Un orgoglio forse quasi incomprensibile agli occhi della piccola Hushppupy, che ha perso la madre scappata proprio verso la civiltà, ma che, con lo scorrere delle immagini diviene naturale anche per una bambina come lei.
Ma una battaglia così radicale, a volte finanche cieca nelle sue scelte drastiche, appare però forzata. Anche quando, infatti, gli uomini della città cercano di aiutare gli abitanti della palude, questi rifiutano preferendo la morte e la malattia alle asettiche stanze degli ospedali. Una scelta difficile da comprendere ma che nulla toglie ad una pellicola dal grande impatto emotivo. Grazie alla regia di Benh Zeitlin, sporca e coinvolgente, e all’intensità degli interpreti, Beasts of the southern wild coinvolge ed appassiona, lasciando alla razionalità solo lo spazio di qualche pensiero.
(Beasts of the southern wild) Regia: Benh Zeitlin; sceneggiatura: Benh Zeitlin, Lucy Alibar; fotografia: Ben Richardson; montaggio: Crockett Dood ; interpreti: Quvenzhané Wallis, Dwight Henry, Lowell Landes, Levy Easterly ; produzione: JOURNEYMAN PICTURES; durata: 92’
