X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Ben Zaken - Forum

Pubblicato il 11 febbraio 2015 da Fabiana Sargentini

VOTO:

Ben Zaken - Forum

La prima inquadratura di Ben Zaken (opera prima di Efrat Corem presente nella sezione Forum) vale tutto il film. Un primo piano in movimento (capiremo poi che il corpo della bambina viene trascinato dai piedi su un terreno sabbioso) di un volto estremamente particolare: una Frida Khalo israeliana con un unico gigantesco sopracciglio nero pece che le attraversa la fronte, labbra sottili, sguardo che uccide. Fuori campo dei bambini la insultano, la denigrano, le dicono "sei brutta, sei brutta", una cantilena umiliante che fischia nelle orecchie.
mRuhi, così si chiama, ha dieci anni, non ha una madre (non sapremo mai dove sia, né quando l’ha lasciata), ha un padre magro, triste e fumatore, oppresso dai pesi della vita (la genitorialità solitaria, la disoccupazione, la convivenza in casa della madre con fratello e figlia) cammina con le spalle curve e lo sguardo nel vuoto mentre va a prenderla a scuola dopo l’incidente. Nel piccolo bagno dell’edificio scolastico assistiamo ad una scena di una tenerezza schiacciante: l’uomo le asciuga il fragile corpo alla bell’e meglio, le toglie la sabbia che le è finita sulla schiena, sotto la maglietta, con dolcezza e pudore le cambia gli abiti, eccetto la biancheria intima.
La bambina è tutta amor proprio e forza di volontà, è una guerriera, è abituata a simili trattamenti dai coetanei, è troppo diversa da loro per integrarsi. Questo è solo un altro episodio da mettersi alle spalle. Ma le loro giornate non sono mai felici tra lui stanco del turno di notte come guardiano di un cantiere edile (diretto da suo fratello) e un nuovo combattimento per trovare una ragione di vita oltre la bambina. Dormono ancora nel letto insieme, quando pacificati dal tiepido oblio del sonno, possono accoccolarsi uno all’altro come se quel corpo spigoloso di uomo fosse quello che l’ha contenuta, piuttosto che l’ovvio grembo materno. Una madre mai nominata ma che a volte si affaccia nella notte come un incubo, come qualcuno che le fa male, come i bambini della scuola: quelle sono le uniche volte in cui Ruhi si permette di lasciarsi andare, piange, ha paura. Ma ciò accade solo davanti al padre così materno. Fuori, per il mondo, lei è la più forte del mondo. Tutti i personaggi urlano, sono duri, davanti alle difficoltà picchiano duro (il fratello che si vendica del mezzo matto vicino di casa che ha provato ad avvicinare Ruhi prendendolo a cazzotti dopo che gli aperto la porta di casa), si incazzano, non cercano mai la via del dialogo. La nonna, madre dei due figli maschi che a trent’anni suonati continuano a vivere con lei, è una matriarca: vorrebbe andare Ruhi alla Casa dei Bambini, qualcosa di simile ad un orfanotrofio. L’assistente sociale spinge fortemente in questa direzione. Il padre se ne frega, fuma, non risponde, ma per quanto a lungo potrà continuare a vivere così?
Un film duro e asciutto, fotografato in maniera realistica, senza mai una luce finta, nemmeno negli angusti interni popolari: un’immagine vivida e dolorosa della società israeliana oggi.


CAST & CREDITS

(Ben Zaken); Regia e sceneggiatura: Efrat Corem; fotografia: Shafir Sarusi; montaggio: Nisim Massas, Lev Golzer; Sound Design: Michael Gurevich; interpreti: Eliraz Sade, Rom Shoshan, Ronen Amar, Hani Elimelech, Bat-el Mashian; produzione: Itay Tamir - Layla Films; origine: Israele, 2015; durata: 90’


Enregistrer au format PDF