Berlino 2009 - Alle anderen - Concorso

All’inizio sembrano una coppia perfetta, hanno i loro rituali, i loro giochi, lo stesso umorismo, una grande attrazione fisica. I toni sono quelli della commedia, i protagonisti Gitti e Chris sembrano più che altro due persone simpaticamente naive, si mettono allo stesso livello mentale dei bambini, si fabbricano pupazzetti con le radici di zenzero. La villa in Sardegna dove trascorrono le vacanze (ma in cui Chris lavora anche, da architetto è stato incaricato di riprogettare delle ville della zona) è una sorta di oasi o di paradiso privato. Certo non mancano gli inevitabili attriti di coppia, ma la loro componente sembra essenzialmente caratteriale, l’esuberanza di lei che si scontra con la pigrizia di lui. La superficie piana dell’ idillio comincia ad incresparsi quando il microcosmo apparentemente collaudato deve aprirsi al mondo esterno: una coppia con barca, conosciuta da Gitti che Chris rifiuta di incontrare, il vicino di casa Hans, che Chris sembra allo stesso tempo temere e disprezzare, ma al cui carisma non riesce a resistere.
Il confronto con “alle anderen” (tutti gli altri) sposta prima impercettibilmente e poi con sempre maggiore intensità il baricentro del loro equilibrio. In particolare emerge la differenza sociale tra i due: Gitti, che lavora nell’ufficio stampa di un gruppo rock, non riesce ad integrarsi nel mondo dei ricchi professionisti tedeschi con villa in Sardegna e abiti di design, annoiati da tutto e sprezzanti nei confronti della cultura di massa. Come nel caso di quelle canzoni romantiche che, diceva Fanny Ardant ne La signora della porta accanto, “più sono stupide, più sono vere” e che infatti sembrano raccontare proprio le ferite amorose dei protagonisti. Insicuro, forse ancora psicologicamente dipendente dai genitori, Chris non riesce ad emanciparsi dai rituali borghesi in cui è cresciuto ed è irritato dai tentativi di Gitti di smascherarne l’ipocrisia. Tra i due il gioco amoroso sembra ormai sostituito da un reciproco e malcelato disprezzo per opposti motivi e anche la componente sessuale, che non viene comunque meno tra loro, sembra non bastare a salvare la situazione.
Girata in una Sardegna dai colori metallici, in cui miracolosamente non si vede mai il mare, bensì le montagne aspre e pietrose, i supermercatini squallidi e le strade anonime, l’opera seconda della regista e produttrice trentenne Maren Ade si avvale di una sceneggiatura praticamente perfetta nel tratteggiare psicologicamente i profili dei suoi due protagonisti, disseminando gradualmente degli indizi che lo spettatore deve raccogliere e riordinare. Anche i personaggi secondari, più o meno abbozzati, si rivelano decisivi per lo sviluppo della narrazione e nulla, nemmeno un drammatico colpo di scena, è gratuito. La tensione che sale amaramente nella seconda parte del film sembra riportare tutto alla dimensione tipica di molti film tedeschi contemporanei, una formula riassumibile per lo spettatore italiano in “ben fatto, ma pesante” . Un improvviso colpo d’ala però ci riporta alla leggerezza iniziale e niente è perduto.
(Alle anderen); Regia e sceneggiatura: Maren Ade; fotografia: Bernhard Keller; montaggio: Heike Parplies; interpreti: Birgit Minichmayr, Lars Eidinger, Hans-Jochen Wagner, Nicole Marischka; produzione: Komplizen Film GmbH; origine: Germania 2009; durata: 119’.
