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Brüno

Pubblicato il 25 ottobre 2009 da Nicola Lazzerotti


Brüno

A tre anni di distanza da Borat: Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan Sacha Baron Cohen torna con Brüno. Così come nella pellicola precedente, il poliedrico e abile attore-autore inglese porta sullo schermo un personaggio mutuato dalla televisione. In questo modo il medium cinematografico diventa nuovamente, e più energicamente, la forma di espressione adeguata per proporre al pubblico mondiale nuove e irriverenti provocazioni, mosse ad analisi per una società contemporanea sempre più torbida e vacua.

Brüno è un conduttore di un “...programma televisivo sulla moda trasmesso in tutti paesi dove si parla il tedesco eccetto la Germania...”. Il suo sogno è diventare la più grande celebrità austriaca dopo Hitler. Brüno è gay e vive con Diesel, con cui ha una relazione turbolenta. Diesel è l’unico compagno che ha avuto oltre il cantante Milli dei Milli Vanilli. La vita di Brüno va in pezzi il giorno in cui fa una sciocchezza che lo bandisce dal mondo della moda, così con il fido Lutz decide di andare in America e diventare la celebrità che sente di essere.

Come per Borat il punto di partenza di Brüno è ancora un’analisi spregiudicata della società contemporanea impersonificata nella cultura Americana. Non tradisca la trama irriverente e provocatoria, in gioco c’è tutta la retorica di una società bigotta e insicura, che attraverso i sui mass media mostra un universo e una realtà fasulli. Brüno è un cialtrone ignorante senza alcuna qualità o capacità artistica che sente di dover essere qualcuno al mondo e sceglie coscientemente Los Angeles come luogo dove questo possa realizzarsi. Siamo di fronte a quel processo popolare di massificazione in cui il niente diventa tutto. Questo naturalmente è portato all’estremo grazie ad uno stile di scrittura cattivo, se non addirittura perfido. Non si deve però condannare l’abbondante volgarità del film, anzi: essa va ad incastonarsi nella tradizione della satira, dove il binomio corpo e oscenità sono lo spazio di movimento e il sistema rappresentativo classico della stessa.
E allora ancora la religione, i movimenti per i diritti dei gay, i programmi popolari con il loro desiderio di apparire ad ogni costo, e il falso tema del sociale sono i temi in ballo. In fondo Brüno utilizza il bambino mediaticamente come molte star di Hollywood, ed è la sua innocenza nel dire la verità che fa inorridire il pubblico: «...Ho scambiato il piccolo Mike Tyson (qualcuno ci spiegherà perché poi il nome del bambino è cambiato nella traduzione da O.J. a Mike Tyson) con un i-pod...». Come Madonna che non deve aver “pagato” il suo bambino tanto diversamente, portandolo via dal Malawi. O quando il protagonista chiede alla madre della bambina, durante un cast, se la figlia, che pesa quindici chili, può fare una liposuzione per perderne cinque, tutto per il desiderio di essere celebrità.
Brüno è un gran bel film che caldamente consigliamo, soprattutto per una traduzione italiana che rispetto a Borat funziona e ne rende bene il senso.


CAST & CREDITS

(id); Regia: Larry Charles; sceneggiatura: Sacha Baron Cohen, Anthony Hines; fotografia: Anthony Hardwick; montaggio: Scott M. Davids; musica: Erran Baron Cohen; interpreti: Sacha Baron Cohen (Brüno), Gustaf Hammarsten (Lutz), Clifford Bañagale (Diesel), Chibundu Orukwowu (Mike Tyson/O.J.); produzione: Four by Two; distribuzione: Medusa; origine: U.S.A., 2009; durata: 81’


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